Coolmag - art

CoolBook
La misura del mondo
Dieci dicembre
home - art




TroppiLibri (ovvero le confessioni di un lettore caotico)

di Nepo Doppeltec

Sono in molti a ritenere che le persone creative – cioè coloro che in qualsiasi campo concepiscono qualcosa di veramente nuovo – appaiano spesso ai loro contemporanei come dei tipi eccentrici o addirittura folli. Opinione senz’altro condivisa da Daniel Kehlmann, autore di un capolavoro come La misura del mondo in cui si diverte a raccontare le vicende parallele di 2 geni, il matematico e astronomo Carl Friedrich Gauss e il geografo e botanico Alexander von Humboldt, vissuti a cavallo tra il 1700 e il 1800, che s'incontreranno solo nel 1828 a Berlino quando saranno già piuttosto anziani e sempre più fuori di zucca... Si tratta senza dubbio di 2 personalità forti ma diversissime: Gauss, nato povero, ha un temperamento sedentario, riflessivo e sensuale; Humboldt, aristocratico e accanito viaggiatore, è iperattivo e rigorosamente casto. Nonostante queste enormi differenze, a modo loro legano e si scoprono destinati allo stesso immane compito: la misurazione del mondo. Su queste straordinarie esistenze, Kehlmann costruisce un romanzo raffinato e ironico: una costruzione magistrale che conferma quanta bellezza può nascere dalla vicinanza fra letteratura e scienza. Confesso di vergognarmi un po' per aver scoperto solo ora il talento di questo scrittore, pubblicato in Italia da quasi un decennio. Ma il mio problema, con gli autori tedeschi contemporanei, è che li trovo di solito un po' troppo cupi e deprimenti. Per fortuna, Kehlmann è una splendida eccezione.

Tanto per restare sul tema “strane coppie” (passando però dalla narrativa alla saggistica) mi immergo nell'ultima fatica di Franco Lo Piparo, intitolata Il professor Gramsci e Wittgenstein, che indaga sugli scambi culturali che i 2 personaggi hanno avuto grazie all'economista Piero Sraffa che visitava spesso l'amico Gramsci ricoverato in clinica, ma aveva anche frequenti incontri a Cambridge con il filosofo viennese. Siamo nei terribili Anni ‘30 che hanno visto l'ascesa del Nazifascismo, e l'autore riesce a mettere bene in risalto i sorprendenti debiti di Wittgenstein nei confronti dello studioso italiano e l'importanza data da entrambi al rapporto fra linguaggio e potere politico: tema già profetico allora e sempre più d'attualità negli ultimi decenni.

Ulteriore conferma di ciò viene da Gli anni tra cane e lupo, uno scritto di Rosetta Loy fra memoria e indignazione. Autrice di romanzi fortunati come La bicicletta e Cioccolata da Hanselmann, con il suo stile scarno e diretto ricostruisce un periodo della nostra storia nazionale, dagli Anni ‘70 ai ‘90, che hanno gravemente ferito la vita democratica di questo Paese: gli anni di piombo, le stragi di Stato e di mafia, Tangentopoli e la P2... Rosetta Loy non procede con gli strumenti degli storici, ma piuttosto raccogliendo dal suo ”albero dei ricordi” drammi e vicende di tante persone (note o sconosciute), in qualche modo coinvolte in eventi di portata nazionale. E proprio perché questi eventi riguardano tutti, questo libro può aiutare a ricordare anche chi facilmente dimentica e può colpire al cuore anche chi è nato troppo tardi per essere informato sui fatti.

Un uomo che quegli anni li ha vissuti intensamente e certo conserva molti segni di quelle esperienze, è l'autore del libro di poesie che stavolta ho scelto: Bizzarrie della Provvidenza di Erri De Luca. Dalla militanza in Lotta Continua allo studio della Bibbia e all'alpinismo, l'evoluzione di questo anomalo napoletano è la miglior prova di un'esistenza vissuta profondamente e trasferita con autenticità e rigore nei suoi scritti. In particolare io amo i suoi versi, così prosastici ed essenziali da farmi pensare alle scarne parole che un viaggiatore solitario rivolge alla natura che lo circonda. La prima sezione di questa raccolta (che dà il titolo al volumetto) è una sequenza di impressioni di un originale lettore laico su noti episodi biblici: Adamo ed Eva, l'Arca di Noè, la Torre di Babele, Davide, Sansone, Giona... La seconda parte, è formata da una ventina di Improvvisi di argomenti vari, alcuni brevi e illuminanti come lampi nella notte.
 
Un lettore caotico come me, vittima della sua esasperante curiosità, non vorrebbe negarsi nessuna esperienza... Ed è così che mi tuffo a capofitto nell'ultima raccolta di racconti, Dieci dicembre di George Saunders, texano lodatissimo dalla critica. 10 storie inquietanti, alcune vagamente surreali, condotte con indubbia abilità e un linguaggio aggiornatissimo e a pronta presa sui lettori giovani. Mi chiedo un po' perplesso se il vezzo di raccontare attraverso la parlata degli stessi personaggi, a più di 50 anni da Il giovane Holden di J. D. Salinger, si possa ancora considerare rivoluzionario. Alla fine, per ritrovare il giusto umore, riparo di nuovo tra le poesie di De Luca: me le rileggo come fossero preghiere da recitare prima di addormentarsi e in fondo a quei versi ritrovo inspiegabili illuminazioni. Un po' come uscire a contemplare un limpido cielo notturno. E lì, davanti a tutte quelle luci (per me che non sono astronomo), senz'altro significato che la loro bellezza, sentirmi stranamente confuso e felice.

stampa

coolmag