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Robert Mac Farlane
Pierluigi Cappello
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TroppiLibri (ovvero le confessioni di un lettore caotico)

di Nepo Doppeltec

In un mondo sempre più motorizzato e veloce, quella dei camminatori sembra diventare, più che una categoria di persone, una piccola setta religiosa coi suoi rituali e i suoi libri sacri. Quando la stagione lo consente, il primo pensiero è rimettere nella forma migliore le gambe e il secondo è trovare qualche lettura che favorisca il rinascere del rapporto fra corpo in cammino e natura. Quest'anno, nella raccolta dei miei libri sacri è entrato Le antiche vie di Robert Mac Farlane, docente a Cambridge e appassionato ricercatore di sentieri millenari. Nei suoi resoconti, questo instancabile valorizzatore dei piedi ci fa scoprire percorsi che difficilmente conosciamo: in Spagna come in Scozia, in Palestina come in Tibet, ma soprattutto nell’amata Inghilterra. Le sue incredibili competenze spesso disorientano e scoraggiano: dall'archeologia alla botanica, dalla geologia all'antropologia, senza mai nascondere la sua passione letteraria. Mac Farlane non è solo un maniacale lettore dei grandi camminatori delle generazioni precedenti, ma arriva a dedicare in qualche modo questo volume alla memoria di Edward Thomas, bizzarro personaggio di camminatore e poeta, ucciso da una granata nella Grande Guerra. Questo è un libro che ci aiuta a ricordare che i sentieri, oltre a unire luoghi, uniscono persone, storie, epoche diverse.
 
Ci sono tuttavia persone che non possono percorrere sentieri di terra ma soltanto di carta, cioè libri. È il caso di Pierluigi Cappello, friulano, che a 16 anni (quand'era già una promessa dell'atletica) ebbe un terribile incidente in moto. Uscì dagli ospedali in carrozzella; e da allora le parole (soprattutto quelle scritte) sono la parte più importante del suo unico mondo percorribile e della sua coraggiosa esistenza. Oggi, 47enne, è un poeta piuttosto noto che ha affrontato di recente la prima prova in prosa, Questa libertà: 5 brevi scritti in cui ricostruisce alcune sue memorie, dall'infanzia all'episodio-ponte che gli cambiò la vita. Cappello è un narratore ruspante, che regala al lettore un pensiero lucido, onesto e concreto. Non molto diverso nella sostanza è il suo linguaggio poetico, discretamente umile e prosastico, come prova la recente antologia Azzurro elementare.
 
A pensare la libertà (intesa come tensione verso l'infinito) si può arrivare in svariati modi. E siccome non voglio negarmi niente nelle mie avventure di lettore caotico, mi sono tuffato con entusiasmo anche in un libro tutt'altro che facile, Noi che abbiamo l'animo libero, doppia riflessione firmata da 2 illustri studiosi: il filosofo della scienza Giulio Giorello e il neurobiologo Edoardo Boncinelli. Lo spunto da cui sono partiti è un parallelo fra 2 personaggi di William Shakespeare, Cleopatra e Amleto. Il libro si divide in 3 parti: un  primo saggio di Giorello su Cleopatra, un secondo di Boncinelli su Amleto e uno straordinario dialogo-confronto finale tra i 2. Vi assicuro che in poco più di 150 pagine si compie un “viaggio cosmico” dove ci si accorge, ad esempio, di non aver mai riflettuto prima sul fatto che Shakespeare era contemporaneo della rivoluzione copernicana; che la mente può essere concepita anche come “spazio scenico”; che certi personaggi scoprono che alla fine l'infinito a cui aspirano non è che il dominio della morte. Troppo cervellotico, troppo faticoso? Dalle mie parti si usa dire: chi non risica non rosica...
 
Voglio infine consigliarvi La famiglia Karnowski di Israel Joshua Singer (1893-1944), scrittore polacco, secondo molti superiore anche al più celebre fratello Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura nel 1978. Personalmente non condivido quest'azzardata opinione: Israel era capace di creare pagine di notevole potenza; ma non possedeva la continuità, la levità e l'umorismo di Isaac. Si tratta comunque di un'opera che merita di essere letta e che racconta i pellegrinaggi di una famiglia israelitica, dalla Polonia a Berlino e quindi in America, per sfuggire ai lager nazisti ma non al suo tragico destino. Nell'evoluzione del romanzo europeo si è passati gradatamente dai personaggi unici e in un certo senso egocentrici (basti pensare agli eroi del ‘700 inglese, Robinson Crusoe, Barry Lindon, Tom Jones), ai grandi affreschi sociali. E così le saghe familiari hanno conquistato (specie nel secolo scorso) uno spazio considerevole. I Karnowski sono un caso esemplare, anche se non raggiungono le altezze del modello più classico del genere, quei Buddenbrook usciti agli inizi del ‘900 dalla mente di un giovane esordiente di nome Thomas Mann. Ma lì siamo sull'Everest...

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