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Red Hook
Green Bedroom
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Hopperiana

di Stefano Bianchi

Di Edward Hopper si diceva che sapesse “dipingere il silenzio”. «Non dipingo quello che vedo, ma quello che provo», ribadiva il pittore americano degli spazi metafisici, delle strade inzuppate d’oscurità, degli interni di case, uffici, teatri, locali notturni. Hanno invece fotografato il silenzio l’italiano Luca Campigotto e gli statunitensi Gregory Crewdson e Richard Tuschman, l’hanno appeso in 15 opere alle pareti di Photology e l’hanno intitolato Hopperiana. Non si sono, però, semplicemente ispirati al maestro dell’incomunicabilità. Si sono letteralmente immedesimati nell’inquietudine della sua arte. Come Hopper in pittura, loro, fotograficamente e scenograficamente, hanno orchestrato luci fredde, taglienti, chiare.
 
Esperto nel visualizzare vie di fuga urbane, architetture e industrie, Campigotto s’è affidato al buio della notte trafitto dalle luci al neon. Non c’è anima viva sull’asfalto e lungo i marciapiedi. Screpolata, poi, è la solitudine “hopperiana” che si raggruma sui muri e invade le saracinesche. È invece onirico e surreale, Crewdson. Ha scattato immagini “cinematografiche” cogliendo la luce quasi sempre al crepuscolo, mentre spezzettava l’aria e lo spazio dilatando la drammaticità di ogni attimo. E proprio come nei quadri di Edward Hopper, ci sono figure femminili nelle fotografie di Tuschman. Donne che abitano letti sfatti stringendo sigarette fra le dita. Donne meditabonde, ripiegate sui loro pensieri. Donne che affidano le proprie nudità a un improvviso raggio di sole che filtra dalla finestra. Donne indifferenti agli uomini, e viceversa, nella rassegnata solitudine di un interno domestico. Tutto, negli scatti fotografici di questi 3 punti di vista si svela, magicamente, “hopperiano”.

Hopperiana
Fino al 28 novembre, Photology, via Moscova 25, Milano
tel. 026595285


www.photology.com

Foto: Luca Campigotto, Red Hook
Richard Tuschman, Green Bedroom (4 AM)
Luca Campigotto, Mercer St. Soho
Courtesy Photology, Milano

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