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Andres Serrano
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Le Festin de l'Art

di Stefano Bianchi

Cibo nell’arte? La prima opera che viene in mente è L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, l’affresco che continua a ispirare una miriade di artisti. Andres Serrano, ad esempio, l’ha acquistata sottoforma di "gadget" in miniatura e poi dipinta di nero, immersa nell’acqua, fotografata e intitolata Black Supper bypassando ogni razzismo. Gérard Rancinan, invece, l’ha fotograficamente trasformata in The Big Supper riempiendola di ciccioni e ciccione con uno smilzo cameriere del Kentucky Fried Chicken a far da colesterolico “messia”, mentre Daniel Spoerri l’ha tramutata in La Cène assemblando tazzine e teiere sopra un tappeto leonardesco/kitsch. Ovvio che queste 3 cene siano i “piatti forti” della mostra Le Festin de l’Art, in Bretagna, che raccoglie 70 opere provenienti da importanti collezioni compresa quella (stratosferica) dell’imprenditore multimiliardario François Pinault. Fra sontuosità e austerità, il cibo è da secoli fra i temi più ricorrenti del dipingere occidentale. Ricordiamo la Canestra di frutta del Caravaggio, le nature morte di Jean-Baptiste Siméon Chardin e Paul Cézanne, Le Déjeuner sur l’herbe di Édouard Manet… In più, la rappresentazione mitologica, biblica, storica, aristocratica, borghese o contadina che sia del pasto, ha continuato a offrire agli artisti un soggetto su cui crogiolarsi.

Negli ultimi decenni, l’arte contemporanea si è data alle libagioni rivisitando le nature morte con gli splendidi scatti fotografici di Robert Mapplethorpe, Jean-Pierre Sudre, Jitish Kallat, Patrick Faigenbaum e Véronique Ellena. E pittoricamente parlando? Le Festin de l’Art “assaggia” la polpa dello “still life” con gli oli su tela di Ulrich Lanfuss e le tecniche miste di Paul Rebeyrolle; si mette a banchettare con la serie Repas di Martin Bruneau e il Déjeuner à Kumasi di Hervé Di Rosa; s’insinua fra le tavole apparecchiate del Paris Bar berlinese dipinto da Martin Kippenberger. Ecco, poi, tutto ciò che occorre per indirizzare il cibo alla bocca, come i cucchiai accumulati alla maniera di Arman e le compressioni di forchette e cucchiai secondo César. E se il “junk food” (ripensando a Marcel Duchamp, il quale sosteneva che «Si può fare arte con qualsiasi cosa») ci serve in tavola le Lasagne al forno in cartapesta di Michel Blazy, le 36 pantagrueliche torte in polistirolo espanso, zucchero e decorazioni assortite di Vincent Olinet e i Pic-nic lavorati all’uncinetto da Aurélie Mathigot, ecco il cibo inscatolato nelle Campbell’s Soup di Andy Warhol, quello pubblicizzato da Erró nel suo monumentale Foodscape e quello sottovuoto in barattolo ma che non c’è: al suo posto, Serge Clément e Marina Kamena hanno messo in conserva il profumo Chanel N° 5, Roy Lichtenstein e Michelangelo. E alla fine? Non  ci restano che gli scarti, nei “tableaux-pièges” di Spoerri con tanto di scritta “eaten by…”. Che la grande abbuffata continui.     

Le Festin de l’Art
Fino al 7 settembre, Palais des Arts et du Festival, boulevard du Président Wilson 2, Dinard
tel. 0033-2-99163063
Catalogo Lienart Éditions, € 18


www.ville-dinard.fr

www.franceguide.com

Foto: Serge Clément et Marina Kamena, Lichtenstein, 2013, Collection Marianne et Pierre Nahon/Galerie Beaubourg, Paris, © 2014 S. Clément & M. Kamena/Courtesy Marianne et Pierre Nahon, Galerie Beaubourg, Paris
Andres Serrano, Black Supper, 1991, Pinault Collection, © A. Serrano/(Vue d’exposition, Passage du temps, Lille, 16 Octobre 2007 au 1 Janvier 2008, photo M. Dufour)/Pinault Collection
Aurélie Mathigot, J’aime pas la viande, ni les dimanches, 2004, Collection Galerie Chevalier, © 2014 A. Mathigot/photo A. Mathigot/Courtesy Galerie Chevalier

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