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Sebastićo Salgado. Genesi

di Stefania Cubello

Leggenda della fotografia contemporanea, Sebastião Salgado è uno di quegli incontri con uomini straordinari destinato a rimanere impresso per sempre come il suo straordinario lavoro. Come un Omero dell’obbiettivo, Salgado racconta l’epica dell’umanità. La sua è una narrazione che incanta, costringe a non staccare mai l’attenzione e si vorrebbe non finisse mai. Così è Genesi, la mostra milanese (ma è più corretto dire progetto culturale) curata dalla moglie Lélia Wanick che propone 245 scatti raccolti dal brasiliano negli ultimi 10 anni durante i quali ha compiuto 32 viaggi da un capo all’altro del mondo alla ricerca degli angoli più sperduti della civiltà e di se stesso: dalla foresta amazzonica, all’Africa; dalle Galápagos, alla Russia; dall’Antartico all’Antartide, Indonesia, Madagascar e Nuova Guinea, coi loro potenti paesaggi naturali, animali, ghiacciai, fiumi, foreste, popolazioni tribali che vivono lontano dalla civiltà come i pigmei del Congo o gli yanomami in Amazzonia. «Ho iniziato a scattare queste foto nel 2004. Tutta la mia esperienza dei decenni precedenti era incentrata su temi sociali. Di fatto, la mia fotografia si era rivolta a un solo animale, a noi stessi, cioè all’uomo. Molti si sono trovati un po’ spaesati davanti al mio cambio di direzione concentrato sulla natura. Perciò lo voglio spiegare», ha dichiarato in francese dopo essersi scusato del suo scarso italiano nonostante la passione per la nostra lingua. «Nel 2000, alle Scuderie del Quirinale a Roma, ho allestito la mostra Il cammino incentrata sugli spostamenti migratori forzati delle popolazioni. Nei 7 anni di lavoro al progetto, mi è capitata una situazione speciale ma molto difficile. In particolare, durante il periodo in cui ero in Rouanda, Burundi, Congo e Tanzania ho assistito a una serie di situazioni violente, di una brutalità incredibile. Sono arrivato a pensare che la specie umana stava correndo a tutta velocità contro un muro. Avevo la sensazione che non ci fossero più possibilità per noi, per la razza umana. Tutto questo mi ha progressivamente causato un’enorme depressione. Sentivo la fatica del vivere. Queste violenze mi sono entrate dentro come una bestia: ho iniziato ad avere seri problemi di salute e ho pensato di smettere con la fotografia. In quel periodo, ho ereditato la fattoria dei miei genitori in Brasile. Un paradiso straordinario, ricoperto di foresta tropicale e popolato da una fauna ricchissima, che ha segnato la mia vita. Quando l'ho ereditata, più della metà era stata distrutta. Ho sperimentato sulla mia pelle quello che l’uomo lascia dietro sè, in particolare in Brasile: un deserto arido, il nulla. Era una terra malata, come io ero malato. Allora ho cominciato a riflettere, mia moglie mi ha dato l’idea e la spinta per recuperare questa terra, ricostituendo il paradiso che era. Coi fondi che sono riuscito a raccogliere nel mondo, ho creato l’Istituto Terra e l’ho trasformata in parco nazionale dove ad oggi sono stati impiantati oltre 2.000.000 di alberi ed è tornata la vita con più di 170 specie diverse di uccelli. L’acqua è tornata a scorrere. Avendo vissuto questo progetto come una ragione di vita, mi è tornata la voglia di fotografare. Ho ricominciato a lavorare, e questo è all’origine di Genesi. Il mio desiderio era tornare a viaggiare in tutto il mondo per fotografare l’ambiente. Le mie foto non volevano convincere. Volevo soprattutto vedere. Sono partito infatti dalla constatazione che quasi il 50% del nostro pianeta è di fatto nelle stesse condizioni di quando è nata la presenza dell’uomo sulla Terra. Basti pensare alle grandi distese desertiche, alle grandi foreste tropicali ma anche alle grandi foreste fredde alle estremità nord e sud del globo terrestre. Quindi, scegliendo luoghi e destinazioni all’interno di queste aree ho creato un progetto che mi ha impegnato quasi 10 anni a fotografare, passando in media 8 mesi su ogni destinazione».

Il percorso espositivo si articola in 5 capitoli (sezioni): Il Pianeta Sud, I santuari della natura (isole che esprimono la massima biodoversità che c’è nel pianeta), L’Africa, Il grande Nord, L’Amazzonia. «Quando si decide di dedicare quasi 10 anni della propria vita a un progetto come Genesi, si parte con una predisposizione mentale molto aperta a vivere esperienze forti, di scoperta. Non sai mai quello che troverai. È una scoperta che diventa per gran parte spirituale. Ad esempio, in Alaska mi sono ritrovato completamente solo trascorrendo fino a 6 ore su una montagna di ghiaccio per fotografare. In situazioni come questa, mi sono sentito in comunione col nostro pianeta, il ghiaccio, l’acqua, gli alberi, perfino i vegetali. Questa unione totale mi ha fatto sentire parte di un movimento molto più grande di ciò che io posso essere. In realtà, il viaggio più grande che ho fatto è stato dentro me stesso».

Sebastião Salgado
Genesi
Fino al 2 novembre, Palazzo della Ragione Fotografia, via Mercanti 1, Milano
tel. 0243353535
Guida contrastobooks € 5

www.palazzodellaragionefotografia.it

www.mostrasalgado.it

Foto: Galápagos, Ecuador, 2004
Isole South Sandwich, 2009
Brasile, 2005

© Sebastião Salgado/Amazonas Images

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