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Mimmo Rotella. Décollages e retro d'affiches

di Stefano Bianchi

«Ogni mattina uscivo dal piccolo studio che avevo affittato vicino a piazza del Popolo e m’incamminavo lungo i marciapiedi di Roma. Osservavo i manifesti pubblicitari incollati ai muri: più erano lacerati e più mi affascinavano. D’ora in avanti, giurai a me stesso, comunicherò al mondo i messaggi della strada». Nel 2004, quando ho intervistato Mimmo Rotella (1918-2006), a colpirmi è stata la sua lucidità nel ricordare il 1952, convinto di aver avuto un’illuminazione zen quando si mise a strappare le prime pubblicità: «Succedeva di notte. Le arrotolavo per poi nasconderle sotto il letto. Una sera venne a trovarmi il critico d’arte Emilio Villa, le scoprì e mi disse: “Stai inventando un nuovo linguaggio espressivo, come i tagli di Lucio Fontana e i sacchi di Alberto Burri“». Il décollage, frutto di una multipla e simultanea visione derivata dal Futurismo di Giacomo Balla e Umberto Boccioni, è il nocciolo della mostra che Milano dedica all’artista calabrese. 160 opere concentrano l’attenzione dal ’53 – quando la svolta cruda e monocroma si concretizza nei retro d’affiches che scandiscono un’identità diametralmente opposta ai manifesti lacerati dagli altri “affichistesFrançois Dufrêne, Raymond Hains e Jacques Villeglé – al ’64 della partecipazione alla 33^ Biennale di Venezia.
 
Il manifesto viene rimodulato in vari modi: facendogli ad esempio assumere a contatto con la tela grezza un “look” materico; oppure, con l’azione di colle e ruggini, costruendogli una forma sul retro. Pedinando la carriera di Rotella, Décollages e retro d’affiches presenta i quadri realizzati a ridosso degli Anni ‘60 quando si confronta con la Francia (via Nouveau Réalisme) e l’America, che nel ‘61 gli dà modo di partecipare alla collettiva The Art of Assemblage al Museum of Modern Art di New York. Alternandosi fra Roma e Parigi, lavora a stretto contatto con gli esponenti della Pop Art preparandosi al “blitz” americano che culmina nel 1962 con la personale alla Galleria Bonino di Buenos Aires e la partecipazione a New Realists, collettiva alla Sidney Janis Gallery newyorkese. Sovrapponendo immagini pubblicitarie e trasformando gli “slogans” merceologici in allitterazioni da poesie epistaltiche, il décollage “rotelliano” assume un’identità ben precisa. Per contestualizzarla all’interno del panorama artistico internazionale dell’epoca e comprenderne meglio l’originalità, Palazzo Reale espone alcune opere di Rotella che si confrontano con quelle di altri grandi europei e americani: Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini, Kurt Schwitters, Hannah Höch, Jean Fautrier, Alberto Burri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Jacques Villeglé, Raymond Hains, Andy Warhol, Michelangelo Pistoletto.

Mimmo Rotella
Décollages e retro d’affiches
Fino al 31 agosto, Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano
tel. 0292800375
Catalogo Skira, € 49


www.comune.milano.it/palazzoreale

www.fondazionemimmorotella.net

Foto: Divertitevi a dare, 1959-60, collezione privata
Europa di notte, 1961, Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig, Vienna
Con un sorriso, 1962, Tate, Londra
 

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