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Self Portrait 1988
Patti Smith 1978
William Burroughs 1981
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Robert Mapplethorpe

di Stefano Bianchi

Fra i grandi protagonisti dell’arte fotografica c’è lui, con i suoi bianchi e neri che svelano corpi nudi, ritratti, nature morte. Al di là della pulsione erotica che ha reso inconfondibili parecchi suoi scatti, la mostra Robert Mapplethorpe propone al Grand Palais di Parigi 263 foto che sottolineano il classicismo dell’artista newyorkese e l’ossessiva ricerca del sublime estetico. Nell’autoritratto/testamento del 1988, Mapplethorpe stringe in pugno un bastone da passeggio che termina con un teschio. Quel bastone serve a sostenere i suoi passi sempre più malfermi, calpestati dall’Aids. Il volto da giovane uomo già vecchio, su fondo nero e leggermente fuori fuoco, sta per raggiungere l’aldilà. L’addio, dopo una vita sessualmente estrema, si consuma il 9 marzo ’89 a Boston, a soli 43 anni. Ma come possiamo definire il suo lavoro, arte o pornografia? Musei e gallerie, intenzionati a esporre le sue foto, avevano dovuto fare i conti coi movimenti religiosi e conservatori che si opponevano ai finanziamenti pubblici. Alcune foto in particolare, tratte dalla serie Portfolio X ad alto quoziente omoerotico e sadomasochista, sono visibili nell’ultima parte del percorso espositivo in una “camera oscura” vietata ai minori. Sulle pareti non scandalose, invece, si sviluppa la “michelangiolesca” plasticità dei corpi dei suoi amanti di colore contrapposti a scatti alle statue dell’antica Grecia (al Musée Rodin, fra l'altro, fino al 21 settembre avrete l'opportunità di ammirare il confronto Mapplethorpe Rodin con altre immagini di nudi che "dialogano" coi bronzei capolavori dello scultore parigino).
 
Tornando al Grand Palais, c'è poi l’eburnea muscolarità della serie dedicata alla “bodybuilderLisa Lyon, amica sincera dell’artista come la “rockeusePatti Smith capace di farlo innamorare al Chelsea Hotel di New York, fotografata sulla copertina dell’ellepì Horses (’75) e in altri atteggiamenti: teneri, sfrontati, selvaggi, timidi. Robert Mapplethorpe ha ricercato la perfezione persino negli sguardi, nell’increspatura di un viso, nell’enigmaticità di un’espressione. Scandagliando splendori e miserie della Big Apple Anni ’70 e ‘80, ha ritratto l’iconica imperscrutabilità di Andy Warhol, la disarmante spontaneità di Keith Haring, il fascino glaciale di Grace Jones, il pudore di Susan Sarandon, l’attonito stupore di Iggy Pop, il “glamour” di Deborah Harry dei Blondie, la lucida follia d’un disossato Wlliam Burroughs che imbraccia il fucile… E poi si è narcisisticamente ritratto: nudo e sadomaso, luciferino, truccato da “femme fatale”, con la sigaretta fra le labbra come un James Dean dei bassifondi. Infine, gli “still life”. Catturati da creatore d’immagini e poeta, piuttosto che da fotografo e documentarista. Fiori “archiviati” in serie, accarezzati dalla luce, sorpresi nell’atto di sbocciare. Petali e pistilli che alludono, con voluttuosa eleganza, agli organi sessuali. Anteponendo, più che mai, la perfezione della forma.

Robert Mapplethorpe
Fino al 13 luglio, Grand Palais, Galerie sud-est, avenue Winston Churchill, Parigi
tel. 0033-1-44131717
Catalogo Editions de la Rmn-Grand Palais, € 35


Mapplethorpe Rodin
Fino al 21 settembre, Musée Rodin, boulevard des Invalides 19, Parigi
tel. 0033-1-44186110
Catalogo Coédition Musée Rodin/Actes Sud, € 40


www.grandpalais.fr

www.musee-rodin.fr

www.mapplethorpe.org

www.franceguide.com

Foto: Self-Portrait (Autoportrait), 1988, Collection particulière
Patti Smith, 1978
William Burroughs, 1981
New York, Fondation Robert Mapplethorpe
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
 

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