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Merda d'artista
Corpo d'aria
Diario di Piero Manzoni
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Piero Manzoni 1933-1963

di Stefano Bianchi

Si è lasciato dietro il rimpianto d’un soffio di carriera (6 anni: le opere del debutto risalgono al 1956) e il vanto d’aver rivoluzionato l’arte. Ignorato nel 2013 il doppio anniversario (80 anni dalla nascita e 50 dalla morte improvvisa, a Milano, per un infarto) il capoluogo lombardo gli rende finalmente omaggio con Piero Manzoni 1933-1963, l’antologica curata da Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo, prodotta dal Comune di Milano e Skira Editore. Più di 130 lavori concettuali, radicali, commestibili e altro ancora, declinano la parabola “manzoniana” focalizzando anzitutto l’attenzione sull’icona assoluta, la Merda d’artista: barattolo da Pop Art scatologica prodotta e inscatolata nel maggio 1961 in 90 esemplari numerati e firmati, 30 grammi ciascuna, conservata al naturale, che incarna il Manzoni dissacratore che attribuisce all’oggetto il “look” da prodotto merceologico. Ma la carriera del lombardo nato a Soncino, provincia di Cremona, inizia a metà degli Anni ’50 con la pittura: quadri materici con oggetti e figure “germinali”. Nel ’57 passa dalla materia al vuoto. Nascono i “quadri bianchi”, definiti Achrome nel ’59, che talvolta scandiscono forme, ipotesi di design: come quelli “totemici”, di paglia e polvere riflettente o pelle di coniglio su una base di legno bruciato; quello di carta pressata; quelli in fibra artificiale, a mo’ di buffe parrucche; fino a quelli che allineano panini a forma di michette.
 
La fondamentale scoperta legata al "segno" è invece la Linea tracciata nel ’59 su fogli rettangolari e ri-tracciata su un rotolo di carta che viene chiuso in un cilindro nero con un’etichetta che riporta lunghezza, data e firma. Ne esegue 12: dalla più corta (4 metri e 89 centimetri) alla più lunga (33 metri e 63 centimetri). Ma nella cittadina danese di Herning, il 7 luglio ‘60, nasce quella definitiva: la Linea lunga 7.200 metri che viene sigillata in un contenitore di zinco e piombo. Sperimentando ogni possibile utilizzo dell’arte, a fine Anni ’50 Manzoni dà vita al Corpo d’aria che include un palloncino da poggiare su un treppiede, un tubicino per gonfiarlo e la chiusura. Il tutto confezionato in un contenitore di legno stile Boîte-en-valise di “duchampiana” memoria. Successiva creazione, il Fiato d’artista, nel caso l’acquirente desideri sia lo stesso Manzoni a gonfiargli il palloncino. Poi, è la volta della “consumazione dell’arte” con uova sode (firmate con l’impronta digitale del pollice) che si tramutano in “sculture da mangiare”. Dopo averle ingerite, il fruitore entra concettualmente in comunione con l’artista. Ma se volesse conservarle? Opterà per le Uova scultura, con tanto di guscio e impronta, custodite in piccole scatole di legno numerate e imbottite d’ovatta. Dall’ingestione alla Body Art, il passo è breve. Con le Sculture viventi (modelle panneggiate o discinte) Piero Manzoni autografa corpi come fossero opere d’arte, dopodichè li mette in posa sulle Basi magiche per renderli eterni. Fino all’intuizione totalizzante: la Socle du monde (base del mondo), omaggio dichiarato a Galileo Galilei, che sorregge la Terra e i suoi abitanti. Per ripensare la realtà in un modo del tutto nuovo.

Piero Manzoni
1933-1963
Fino al 2 giugno, Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano
tel. 0292800375
Catalogo Skira, € 34
Flaminio Gualdoni, Breve storia della “Merda d’artista”, SkiraMiniSaggi, € 7


www.mostramanzonimilano.it

www.pieromanzoni.org

 
Diario Manzoniano
 
Prima degli Achrome, delle Linee, dei Corpi d’aria e di tutto il resto ci sono state le pagine appuntate, annotate, sconnesse, poetiche di un Diario che “mi potrà servire a qualcosa: a farmi scrivere, forse a farmi sfogare, a poter fermare i miei pensieri su carta e ai miei posteri, per fare uso igienico…”. Dal marzo 1954 all’estate del ’55 (un anno prima dell’esordio pittorico) Piero Manzoni riempie 2 quaderni per un totale di circa 300 pagine manoscritte alternando speranze e disillusioni, seriosità e ironia. Gaspare Luigi Marcone, supervisionato dalla Fondazione Piero Manzoni, le ha trascritte decifrando la grafia rapida, a volte distratta, spesso irregolare dell’artista. A svelarsi è un Manzoni 20enne, del tutto inedito e sorprendente, ancora indeciso se dedicarsi alla scrittura o alla pittura. Un giovane Piero tormentato dalla vita agra ma ben conscio di ciò che legge (Ludovico Ariosto, Ernest Hemingway, Marcel Proust), interessato all’esistenzialismo e all’estetica di Benedetto Croce, gran visitatore di mostre, curioso di cinema, frequentatore di artisti, instancabile viaggiatore.  
 
Piero Manzoni, Diario, Electa, Collana Pesci Rossi, 216 pagine, € 22

Foto: Merda d'artista n. 53, 1961, Milano, Courtesy Fondazione Piero Manzoni
Corpo d’aria n. 06, 1959-1960, Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery
 


 


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