Coolmag - art

CoolMovie
Locandina La grande bellezza
Toni Servillo
home - art




La grande bellezza di Paolo Sorrentino

di Gianna Carrano

L'Oscar come miglior film straniero torna in Italia, 15 anni dopo La vita è bella di Roberto Benigni. Al Dolby Theatre di Los Angeles, Ewan McGregor e Viola Davis hanno premiato La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Dopo aver ricevuto la prestigiosa statuetta, il regista napoletano ha detto grazie a Federico Fellini, Martin Scorsese, i Talking Heads e Diego Armando Maradona. 4 campioni che gli hanno insegnato cosa significhi realizzare un grande spettacolo. Altro che commedia. La grande bellezza è un film dell’orrore dove Roma è una Babilonia di gente amorale, sudata, disperata, vuota, incosciente. Un formicaio di personaggi che si affannano a simulare frenetici divertimenti per mascherare intrighi, pochezza morale, sete di potere. Una città dove politici, prelati, aristocratici, artisti, criminali e intellettuali si agitano in sogni infarciti di droghe. E Jep Gambardella – uno strepitoso Toni Servillo – ne è l’affascinante e affascinato testimone. Giornalista, conquistatore di ricche signore, elegantissimo e sempre con un gin tonic a portata di mano, è il napoletano triste e poetico che al traguardo dei 65 anni guarda al suo passato fra cultura e mondanità, nel totale vuoto di sentimenti e valori, immerso in una realtà simulata e distorta. Sullo sfondo, la Città Eterna: intoccabile nella sua bellezza. Sorrentino ce la mostra in un miracoloso splendore fatto di profumi, fontane, acqua che scorre, biancore dei marmi, terrazze fiorite in una calda e pigra estate, turisti ammutoliti e ammaliati… Immobile, Roma osserva con indifferenza il fragore volgare di un’umanità che si agita sul suo palcoscenico spettacolarizzando feste grottesche e discoteche imbottite da carnai di gente sguaiata. Come in un circo di “felliniana” memoria. Ma  se Federico Fellini amava le sue creature surreali e metafisiche, le donne di Sorrentino sono il concentrato massimo della volgarità: fatte, rifatte, strafatte, sboccate culone con gli zigomi come ciambelle al botulino. La pacchineria degli uomini è invece più sottile, furba, accennata, perfino educata.

Jep Gambardella ripercorre il suo territorio di conquista, rivede i vecchi amici svuotati, tristi, cinici e invecchiati; ne incontra di nuovi con una vita più semplice, lontana da tanto clamore mondano. Sembra prestare più attenzione ai sussurri della natura e alla bellezza delle piccole cose. La grande bellezza sta lì, sotto i suoi e i nostri occhi. Non occorre altro. Non c’è bisogno d’ostentazione sottoforma di pranzi rinascimentali, con quel cervo con dentro un maiale a sua volta riempito con un agnello con un pavone farcito e un coniglio e un piccione ripieno di lumache. E così via, in una serie infinita di cose che non sono ciò che sembrano; cose che mascherano altre cose… belle, buone, o indigeste? Dipende dal palato e dallo stomaco. Parevano vivi e invece sono morti, dicevano una volta i cronisti. Così, questa Roma è una favolosa e fastosa portata infarcita di anime marce d’orgoglio e potere; di gente sudata e soddisfatta che si contorce fra antichi palazzi, ville, terrazze, feste, pettegolezzi, nobili fasti e vite sfasciate. In quest’altalena di miserie morali e beltà architettoniche, si dibatte il film: a tratti crudelmente ironico, a tratti scontato e un po’ prevedibile. Soprattutto quando racconta ma non approfondisce, colpisce a fondo ma non emoziona in quel viavai di paesaggi sublimi e popolo “cafonal”. Nonostante la bravura di Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, collaudatissimi in questo genere di parti. La grande bellezza è il racconto seducente di una società corrotta di cui sapevamo già molto, sin troppo. È il trionfo del “come eravamo”? Non proprio. The Show Is Going On.

www.medusa.it/film/1229/la-grande-bellezza.shtml

Foto: Medusa Film


stampa

coolmag