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Dance Machine. From Léger to Kraftwerk

di Stefano Bianchi

Nei primi decenni del XX° secolo, la società meccanizzata irrompe nell’arte e nella vita di tutti i giorni. Con l'industria e le sue macchine (intese come ideale estetico), i Futuristi capeggiati da Filippo Tommaso Marinetti proclamano l’inizio di una nuova era. Nell’epoca della produzione di massa, degli assemblaggi e dei manuali d’istruzione, artisti quali Marcel Duchamp, Francis Picabia e Gösta Adrian-Nilsson ritraggono in “collages” e dipinti corpi umani che si tramutano in oggetti meccanici. A Parigi, “mecca” delle avanguardie europee, Fernand Léger, Sonia Delaunay e i poeti Guillaume Apollinaire e Blaise Cendrars utilizzano la modernità (e in particolare la realtà metropolitana) come principale soggetto ispirativo. Cinema, coreografia e danza diventano essenziali per ritrarre il movimento, l’energia e il dinamismo tipici dell’urbanizzazione. La compagnia di ballo di Rolf de Maré, i Ballets Suédois e i Ballets Russes di Sergei Diaghilev, danno vita a rivoluzionarie “performances” che interagiscono con la musica moderna.
 
Dance Machines. From Léger to Kraftwerk, espone 50 fra pitture, disegni e fotografie dal 1911 al 1934 appartenenti alla collezione del Moderna Museet, nonché lavori dati in prestito da altri musei come il Centre Pompidou di Parigi e il Dansmuseet di Stoccolma. Accanto alle opere di Giacomo Balla, Aleksandra Ekster, Viking Eggeling, Léger e Picabia, spiccano le fotoincisioni di Eadweard Muybridge (1887) e l’installazione tridimensionale 12345678 dei tedeschi Kraftwerk formati nel ’70 da Ralf Hütter e Florian Schneider, protagonisti dell’elettronica incisa al Kling Klang Studio di Düsseldorf e autori nel 2012 e 2013 di concerti in 3-D al MoMA di New York, alla Tate Modern di Londra e al Kunstsammlung NRW di Düsseldorf. Il titolo 12345678 si riferisce ai loro 8 dischi: Autobahn (’74), Radio-Activity (‘75), Trans Europe Express (‘77), The Man-Machine (‘78), Computer World (‘81), Techno Pop (‘86), The Mix (‘91) e Tour de France (2003). A proposito di questa mostra, Ralf Hütter ha dichiarato: «È bello essere parte della macchina. È una sensazione liberatoria. Noi suoniamo le macchine, le macchine ci suonano».

Dance Machines
From Léger to Kraftwerk
Fino al 27 aprile, Moderna Museet, Skeppsholmen, Stoccolma
tel. 0046-8-52023503


www.modernamuseet.se
 
 
Foto: Kraftwerk, 3-D video installation – 1 2 3 4 5 6 7 8, Autobahn, 2013
© Copyright Kraftwerk, 2013. Courtesy Sprüth Magers Berlin London
Aleksandra Ekster, Venezia, 1915, © Archives Exter-Lissim, Association Alexandra Exter, Paris
Francis Picabia, Prenez garde à la peinture, 1919, © Francis Picabia/BUS 2013
 

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