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Blue Shot Marilyn
Can Over Coke Bottle
Green Self-Portrait
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Warhol

di Stefano Bianchi

Finora, da assiduo frequentatore di mostre dedicate a Andy Warhol ne avevo visitate solo 3 vere, serie, fondamentali: nel 1990 Andy Warhol. Una retrospettiva (Palazzo Grassi, Venezia); nel ‘95 Andy Warhol. Collection José Mugrabi (Fondation de l’Hermitage, Losanna); nel 2010 Andy Warhol. The Early Sixties (Kunstmuseum, Basilea). Tutto il resto? Paccottiglia, fumo negli occhi, “glamour” inutile: troppa grafica, pochi pezzi unici e a far da tappabuchi Interview, scritti “warholiani” e copertine di dischi più o meno autografati. Per fortuna, adesso c’è Warhol. Semplicemente Warhol, per questa impeccabile retrospettiva milanese di 160 opere uniche della collezione Peter Brant. Il quale iniziò nel ’67, acquistando il disegno delle Campbell’s Soup Cans accatastate che è uno dei tanti fiori all’occhiello della mostra. Poi, Mr. Brant è diventato amico intimo di Andy, ha condiviso con lui gli Anni ’60 e ’70 newyorkesi (i più vivaci, artisticamente e culturalmente parlando) e decennio dopo decennio ha alimentato la propria collezione di capolavori cogliendo ogni fase e ogni mutazione/evoluzione della Pop Art marchiata Warhol: dai primi disegni Anni ‘50, quand’era un grafico pubblicitario, fino a The Last Supper (L’ultima cena datata ’87 che è stata l’ultima esposizione, fra l’altro a Milano, prima della morte causata da un banale intervento chirurgico alla cistifellea).

Tutte, ripeto tutte le opere appese a Palazzo Reale valgono più di una visita per poterne metabolizzare umori, cromatismi, guizzi di genio. Alcune di esse, però, hanno quel certo non so che in più che le rende assolute. Il dipinto Blue Shot Marilyn del ’64, ad esempio: sparato in piena fronte da una certa Dorothy Podber che si presentò alla Factory dicendo di voler colpire il ritratto della diva. Peter Brant chiese a Andy se fosse il caso di farlo restaurare e lui rispose «No, mi piace così, come se avesse una macchia o un brufolo». Indietreggiando ai Fifties, fra scarpe-collage di foglia d’oro, putti, gatti e coni gelato, spiccano un ammaliante profilo a penna a sfera di un agonizzante James Dean e uno stivale di Elvis Presley (Gold Boot). Tornando agli Anni ’60, occhio al Red Elvis moltiplicato per 36 e alla Gioconda moltiplicata per 30 (Thirty Are Better Than One); al Self-Portrait (Green), alle 2 primissime Campbell’s Soup Can e all’acquerello Campbell’s Soup Can Over Coke Bottle; all’abbacinante Large Flowers e al terrorizzante Green Disaster. Anni ’70: densi e materici i 5 Mao; scandalosamente belli Ladies and Gentlemen; patetico/clownesca l’effigie di Richard Nixon sottolineata dallo slogan Vote McGovern; ipnotica la serie dei teschi (Skulls); toccante il ritratto di Jean-Michel Basquiat. Anni ’80 sintetizzati in 3 giganteschi capolavori: Camouflage, The Last Supper e il Self-Portrait (Red on Black) da “memento mori”. Fanno (intrigante) storia a sé gli scatoloni/sculture di Brillo, Kellogg’s, Del Monte e Heinz, con menzione particolare per la cassetta di legno con le Silver Coke Bottles. Imperdibile, infine, la collezione nella collezione: le Polaroid che catturano l’apparire (o i fatidici 15 minuti di celebrità?), di divi, pittori, politici, stilisti, miliardari e stelle del rock nei Seventies e negli Eighties. Andy Warhol incluso, ovviamente. Nella strepitosa serie di scatti “en travesti”.  

Warhol
Fino al 9 marzo, Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano
tel. 0254913

Fino al 28 settembre, Fondazione Roma Museo, Palazzo Cipolla, via del Corso 320, Roma
tel. 0698373328
Catalogo 24 Ore Cultura, € 39
 
 
www.brantfoundation.org

Foto: Blue Shot Marilyn, 1964
Campbell’s Soup Can Over Coke Bottle, 1962
Self Portrait (Green), 1964
Collezione Brant Foundation, © The Brant Foundation, Greenwich (CT), USA, © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2013
 








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