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Duchamp. Re-made in Italy

di Stefano Bianchi

Nel settembre del 1962, il “ready-made man” e abile giocatore di scacchi Marcel Duchamp (1887-1968) viene invitato per la prima volta a Milano dallo storico dell’arte, gallerista e collezionista Arturo Schwarz. Per Enrico Baj e Sergio Dangelo, protagonisti del Movimento Nucleare, l'incontro è un autentico “coup de foudre”. Il pittore Gianfranco Baruchello, dopo averlo conosciuto diventerà uno fra i suoi più cari amici. Nel ’64, Duchamp torna a Milano per esporre dal 5 giugno al 30 settembre alla Galleria Schwarz. Nel giugno del ’65 è in mostra a Roma, nello spazio Gavina di via Condotti, con un allestimento curato dall’architetto Carlo Scarpa e il catalogo impreziosito da un'elegante copertina in blu di Prussia. Al Duchamp “italiano”, rende omaggio la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea focalizzando soprattutto l’attenzione sull’alchimìa del ready-made, che il surrealista André Breton ebbe modo di definire «oggetto di serie promosso dalla scelta dellʼartista alla dignità di oggetto dʼarte».

Indiscussi/controversi capolavori come Roue de bicyclette (primo ready-made in assoluto, di 100 anni fa, con la ruota di bicicletta montata sopra uno sgabello di legno dipinto), Fresh Widow, Why Not Sneeze Rose Sélavy, Fountain (l’orinatoio di porcellana capovolto e firmato con lo pseudonimo R. Mutt), …pliant… de voyage (la copertura della macchina per scrivere Underwood con piedistallo), In Advance of the Broken Arm (la pala da neve in legno e ferro), Air de Paris e Porte-bouteilles (lo scolabottiglie in ferro), appartenenti al lascito di Arturo Schwarz, si ripresentano al grande pubblico lungo un percorso che si snoda in 7 sale dove si susseguono ritratti, foto d’epoca, il quadro dipinto a olio da un Duchamp 15enne e intitolato Paysage à Blainville, i famosi scacchi da viaggio e la valigia utilizzata per i soggiorni in Italia. Memorabile il cosiddetto “museo portatile”, ossia la Boîte-en-valise che racchiude in una valigia griffata Vuitton 70 sue opere miniaturizzate; affascinanti le acqueforti The Large Glass and the Related Works (’67-’68), con soggetti che risalgono agli studi degli anni 1915-‘23, relative alla creazione del Grand Verre e alla successiva realizzazione dell’opera Etant donné. Intrigante la terza sala, dove vengono proiettati cortometraggi che vedono la partecipazione di Marcel Duchamp sia in veste di attore (in Verifica incerta, girato da Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi nel 1964-’65) sia come regista di Anémic Cinéma, filmato nel ‘26 con la collaborazione di Man Ray e Marc Allégret, dove compaiono i dischi ottici, precursori dell'Optical Art, concetto ripreso più tardi nei Rotorelief. Esauriente, infine, l’ampia sezione dedicata agli artisti italiani influenzati dal grande maestro: da Baj, Baruchello, Dangelo e Luca Maria Patella, passando per Franco Vaccari, Giosetta Fioroni, Vincenzo Agnetti, Giuseppe Chiari, Emilio Prini, Vettor Pisani e Giulio Paolini.

Duchamp
Re-made in Italy
Fino al 9 febbraio, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, viale delle Belle Arti 131, Roma
tel. 0632298221
Catalogo Electa, € 35


www.gnam.beniculturali.it  

Foto: Tonsure, 1919-1977 (foto: Man Ray), inv. 9722 – 1998, dono di Arturo Schwarz alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma
Roue de bicyclette, 1913 (1964), inv. 9734 – 1998, dono di Arturo Schwarz alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma
Boîte-en-valise, 1936-1941, inv. 5435 – 1970, acquisito alla Galleria L’Obelisco, Roma
© Succession Marcel Duchamp, by SIAE 2013
 

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