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Venere in pelliccia
Emmanuelle Seigner e Mathieu Almaric
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Venere in pelliccia di Roman Polanski

di Stefania Cubello

«Per me è una pièce su due persone che sono unite per l’eternità», controbatte stizzito il regista teatrale Thomas, nevrotico intellettuale, scapigliatura d’ordinanza così come il maglione nero “v-neck” indossato a pelle sotto la giacca di velluto, sigaretta sempre accesa. Incalzato per l’ennesima volta dall’attricetta di cui si vuole liberare, Vanda, corpo e volto da dea matura ma fare da cafona, sfrontata e goffa, svestita più che vestita e con tanto di “dog collar” al collo. Volgare con quel chewingum in bocca, arrivata ad audizione terminata. Ma tant’è, alla fine lo convince a farle fare il provino per la protagonista del lavoro che il regista sta per mettere in scena. E, battuta dopo battuta di un copione che in realtà sa già a memoria, è chiaro che è lei la divina tanto desiderata per incarnare la sua Venus: «Questa è lotta di sessi, è lotta di classi», contesta la teatrante. Per un’ora e mezza, l’interazione fra i 2 personaggi prosegue senza interruzioni (eccetto le telefonate della fidanzata al regista) sul palco di un teatro parigino deserto; in un bolero di dialoghi che entrano ed escono dalla finzione; di giochi e scambi di ruoli. Sotteso da una forte tensione erotica. Mista, a tratti, di comicità involontaria: «Il sadomasochismo mi è familiare, lavoro in teatro», dice l’attrice al regista. Nel suo ultimo film Venere in pelliccia, ispirato al romanzo di Leopold von Sacher-Masoch ma tratto dalla rappresentazione Venus in Fur del drammaturgo americano David Ives, non solo Roman Polanski ci rende partecipi di un capolavoro fra teatro e cinema con al centro le miserie della psicologia umana e le sue perversioni sessuali, ma ci offre una riflessione sulle dinamiche sadomaso all’interno delle relazioni amorose che, qui, ognuno può interpretare come crede: dalla rappresentazione dell’eterna lotta di potere fra uomo e donna; al dominio psicologico attraverso il sesso; alla parodia sadomaso del rapporto di coppia, pratica che sta tristemente occupando le pagine di cronaca.

Per il regista di Rosemary’s Baby, questo è il secondo adattamento teatrale per il cinema. Il primo, Carnage, di 2 anni fa, si basava sull’opera teatrale Il dio del massacro di Yasmina Reza e aveva per protagonisti 2 coppie sposate (Kate Winslet e Christoph Waltz, Jodie Foster e John C. Reilly) chiuse dentro un appartamento a Brooklyn, che litigano selvaggiamente. A tenere la scena in Venus è invece una sola coppia di attori, Emmanuelle Seigner (nella vita moglie di Polanski e qui splendida Venere) e Mathieu Almaric, straordinario interprete e alter ego di Polanski, data la somiglianza. Nonostante l’azione si svolga per 90 minuti in uno spazio unico, sul palcoscenico di un piccolo teatro, la narrazione scorre tenendo sempre alta la tensione. Qualcuno potrà divertirsi a individuare nel film citazioni di altre opere del regista polacco: dal coltello, a un certo punto impugnato da Vanda, che rimanda a Rosemary’s Baby; al travestitismo come in L’inquilino del terzo piano, alla lunga carellata sul viale alberato e plumbeo fino all’ingresso del teatro con cui inizia il film, tipico del Polanski prima maniera. Se al primo impatto Vanda non sembra corrispondere affatto a quell’ideale di dama ottocentesca che ispirò Masoch per il suo celebre romanzo, un po’ alla volta si trasforma, nel gioco delle parti, da sottomessa ad astuta quanto seducente dominatrice; da attrice improbabile, vittima di un arrogante intellettuale, a regista lei stessa. È Venere in persona, venuta a smascherare e a mettere al tappeto Thomas (uomo immaturo in cerca di una mamma cattiva) e la sua opera machista. In realtà lo lega intorno a un totem, ereditato sul palco dall’allestimento precedente, la versione musicale di Ombre rosse, dopo averlo truccato e obbligato a calzare i suoi “décolleté” vertiginosi. La sua vittoria è completa, il maschio è sconfitto, annientato. Del resto, il film si apre e si chiude con la citazione: “Il Signore Onnipotente lo punì e lo mise nelle mani di una donna”.

www.01distribution.it

Foto: 01 Distribution


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