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Galleria Vezzoli

di Stefano Bianchi

È sublime Kitsch, quello “sponsorizzato” da Francesco Vezzoli. Un Kitsch che caracolla sul Decadentismo “dannunziano”, il Surrealismo e il Dadaismo inoculando nel MAXXI, con un’“impertinente violazione”, un ottocentesco tripudio di damaschi rossi, “boiseries”, stucchi, nicchie, sculture classicheggianti. C’è un museo nel museo, all’interno degli spazi progettati dall’”archistar” irachena Zaha Hadid, che il poliedrico artista bresciano ha voluto “arredare” perseguendo il tema a lui più congeniale: la fama e i fenomeni mediatici che la determinano, smascherandone i meccanismi. Dai primi ricami agli arazzi, dalle fotografie ai video, dagli autoritratti alle sculture, sono più di 90 le opere che fanno letteralmente bella mostra di sé fra citazioni, autocitazioni, estetismi e narcisismi. Fra tutte queste “buone cose di pessimo gusto” (© Guido Gozzano) spiccano i geniali lavori ricamati a piccolo punto che riproducono quadri d’altri tempi; i manifesti cinematografici col divin Vezzoli egocentrico protagonista (Anni vs Marlene, Just A Gigolo 2); il flacone di profumo che non esiste (Greed), con lui effigiato sull’etichetta; gli autoritratti fotografici (Self-Portrait With Vera Lehndorff As VeruschkaFrancesco By Francesco: Before & After, Francesco Vezzoli As Jean Cocteau) e quelli scultorei (Self-Portrait As Helios vs Selene By Jean-Léon Gérôme, Self-Portrait As A Crying Roman Togatus).

Debordante e tutta da vedere la quantità di filmati che coinvolgono primedonne e protagonisti di cinema, televisione, musica + il filosofo francese più “à la page”: Valentina Cortese, Franca Valeri e Iva Zanicchi (Trilogia del Ricamo); Helmut Berger (The Kiss, citando la “soap opera" Dynasty); Helen Mirren, Milla Yovovich e Courtney Love (trailer per un Rifacimento di Caligola di Gore Vidal), Sharon Stone e Bernard-Henry Lévy (Democrazy); Eva Mendes (Jeu de Paume, je t’aime! Advertisement For An Exhibition That Will Never Open); Lady Gaga (Ballets Russes Italian Style – The Shortest Musical You Will Never See Again). Spettacolare La Trilogia della Morte, installazione che ragiona sul pensiero di Pier Paolo Pasolini sviscerando Comizi di Non Amore, 120 Sedute di Sodoma e La Fine di Edipo Re. “Il kitsch è il gotico o il barocco della modernità”, scrisse il drammaturgo tedesco Frank Wedekind. Vezzoli, senza dubbio, ne ha preso nota. E ancor più instancabile, sarà prossimamente al MoMA PS1 di New York con The Church Of Vezzoli e al MOCA di Los Angeles con Cinema Vezzoli. Come dire: Vezzolianamente vostro…

Galleria Vezzoli
Fino al 24 novembre, MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, via Guido Reni 4A, Roma
tel. 063225178
Catalogo Electa, € 40


www.fondazionemaxxi.it

Foto: Greed, The Perfume That Doesn’t Exist, 2009, Collezione Privata
Antique Not Antique: Self-Portrait As A Crying Roman Togatus, 2012, Franco Noero
Surrealiz: Who’s Afraid Of Salvador Dalí?, 2008
 

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