Coolmag - art

Decade Autoportrait
Mate
The Triumph Of Tira
home - art




Robert Indiana. Beyond LOVE

di Stefano Bianchi

Beyond LOVE. Oltre LOVE. Il titolo dice già tutto. In modo risolutivo. Perché bisogna una volta per tutte oltrepassare quelle 4 lettere maiuscole disposte in un quadrato con la O inclinata. Quella tridimensionale scritta concepita nel 1966 da Robert Indiana sintetizzando il pensiero del movimento pacifista. Quel “logo” che si è moltiplicato su grafiche, posters, francobolli, tappeti, orecchini e t-shirts. Utilizzato perfino a teatro, dai danzatori del musical Hair, per coprire le loro nudità. LOVE all’ennesima potenza. Merchandising dell’Amore. LOVE che ha fatalmente eclissato l’altra Pop Art “made by Indiana” fatta di lettere, ideogrammi e numeri che “raccontano” la cultura americana dal punto di vista letterario, sociale, antropologico. Al Whitney Museum newyorkese, finalmente, giustizia è fatta nei confronti di questo grande comunicatore pittorico che nel ‘59 con The Slips riuscì a far dialogare immaginario “pop” e minimalismo fondendo lo stile geometrico e “hard-edge” con riferimenti alla cultura urbana, alle insegne dei “drugstores”, ai segnali stradali.

75 opere scandiscono in questa retrospettiva tutte le altre parole visualizzate, dipinte, scolpite da Robert Clark, in arte Indiana (Stato federato degli Usa dov’è nato nel ’28). Illuminanti e significative parole come umanità, morte, peccato, perdono e ingiustizia razziale, sono tatuaggi sui totem di legno tarlato e ferro elaborati dopo aver scoperto le colonne di pietra antropomorfe dell’antica Grecia; sui quadri della serie Confederacy, che ricordano i crimini violenti commessi contro gli afroamericani e gli attivisti per i diritti civili; sui “papier-collé” dei costumi ideati per l’opera lirica The Mother Of Us All; sui dipinti che "indossano" frammenti letterari di Walt Whitman, Herman Melville e Henry Wadsworth Longfellow, o si ispirano all’arte di Joseph Stella, Charles Demuth e Marsden Hartley. Anche i numeri fanno sempre la differenza, nei lavori di Indiana: sottoforma di grandi cifre metalliche da 1 (associato a se stesso: "oneself") fino a 0. Oppure di schegge autobiografiche impresse sulle tele, che si riferiscono agli indirizzi abitati negli anni giovanili. O ancora, l’8: cioè la madre di Indiana, nata e morta nel mese di agosto. Numeri e ancora numeri. Che rincorrono fulminee parole come Hole, Ash, Bay, Bar, nelle sorprendenti sculture sostenute da ruote arrugginite che si confrontano col New Dada di Robert Rauschenberg. A proposito di Beyond LOVE, il New York Times ha scritto: “I dipinti di Indiana interconnettono visivo e verbale, privato e pubblico, fisica e metafisica, conscio e inconscio. Riccamente ambigui, hanno il potere di turbare le categorie fisse. E sono affascinanti da vedere”. Oltre LOVE, dunque, c’è tanto di più.

Robert Indiana
Beyond LOVE
Fino al 5 gennaio 2014, Whitney Museum of American Art, 945 Madison Avenue at 75th Street, New York
tel. 001-212-5703600
Catalogo Whitney Museum of American Art, $ 60


www.whitney.org

www.robertindiana.com

Foto: Decade - Autoportrait 1961, 1972-77, Collection of the McNay Art Museum, San Antonio, Texas, gift of Robert L. B. Tobin, © 2013 Morgan Art Foundation, Artists Rights Society (ARS), New York
Mate, 1960-1962, Whitney Museum of American Art, New York, gift of the Howard and Jean Lipman Foundation, Inc. 
The Triumph of Tira, 1960-61, Sheldon Museum of Art, University of Nebraska–Lincoln, NAA-Nelle Cochrane Woods Memorial, © 2013 Morgan Art Foundation, Artists Rights Society (ARS), New York
 

stampa

coolmag