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Shoe-shine boy
Betsy von Furstenberg
Montgomery Clift
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Stanley Kubrick Fotografo

di Gianna Carrano - The Glancer

A scuola copiava i compiti da un compagno per non perder tempo a fare cose inutili. A 17 anni diventa fotografo per la rivista Look dopo aver immortalato il dolore di un edicolante fra le locandine che annunciano la morte di Franklin Delano Roosvelt. Quello scatto, voce del sentimento di dolore che colpisce l’America, è l’inizio della carriera fotografica di Stanley Kubrick (1928-1999) che durerà dal 1945 al 1950 per poi passare al cinema. Nel ’51, infatti, quando incontra il pugile Walter Cartier gira il primo cortometraggio: Day Of The Fight. Il resto è storia, fra capolavori come Orizzonti di gloria (‘57), 2001: Odissea nello spazio (’68), Arancia meccanica (‘71), Barry Lindon (‘75), Shining (’80) e il controverso epilogo finale di Eyes Wide Shut (’99). In realtà, le foto di Kubrick (ce ne sono 160 in mostra a Genova, stampate dai negativi originali) preludono già al cinema. Look voleva che il reportage di ogni fotografo equivalesse a un racconto a puntate; una specie di “candid camera” puntata su persone o situazioni particolari che documentassero la vita quotidiana di un’America che dopo la guerra stava mutando pelle con nuovi volti e nuovi miti. Kubrick, allora, insegue i soggetti senza sosta, li spia, non li molla mai, li ritrae ossessivamente in ogni attimo della giornata ricorrendo a ingegnosi trucchi per farli sentire a proprio agio. Nascono così le serie dedicate all’attore Montgomery Clift e ai pugili Rocky Graziano e Walter Cartier; gli scatti sulla vita dei lustrascarpe nelle strade di Brooklyn e sulla vivace e snob Betsy von Fürstenberg, attrice e rampolla d’una famiglia aristocratica.

Kubrick, poi, narra l’”underground” newyorkese dei passeggeri assonnati in metropolitana, gli artisti del circo, gli operai al lavoro. Ritrae l’America nera del Dixieland e quella bianca della Columbia University destinata a forgiare la “middle class”. In Illinois, entra nel Campus Mooseheart per ritrarre gli orfani di guerra. Nella serie Crimes, fa scorrere immagini dell’arresto di 2 malviventi. Ci pensate? Stanley Kubrick è solo un ventenne, eppure riesce a entrare in profondità negli ambienti. Indaga, scatta, acchiappa al volo le situazioni, le spezzetta in “frames” fotografici e crea le sue storie a puntate. Sono più di 20.000 i negativi, in parte ancora sconosciuti, custoditi nella Look Magazine Collection del Museum of the City of New York. Ritratti forti, dove l’obbiettivo piomba sul soggetto senza dargli scampo e lo riprende di sorpresa mettendone a nudo le espressioni più intime e profonde. La camminata ancheggiante d’una donna ripresa di spalle, è reso con una leggera sfocatura dell’immagine. La bocca rosso prugna della ragazza con le treccine, è l’unica annotazione “circense” che la distingue da un’anonima centralinista. Rocky Graziano, viene immortalato all’apoteosi della carriera pugilistica mentre Montgomery Clift (ben lungi dall’attore tormentato che ricorderemo più tardi) viene sorpreso con un bimbo a cavalcioni sulle spalle. Perfino lo “shoeshiner”, biondo e limpido, ha l’aria pulita e perbene: l’esatto contrario dei neorealistici sciuscià. Nonostante la crudezza del bianco e nero, la sottile inquietudine che queste foto ci trasmettono quando indagano soprattutto la classe media, Stanley Kubrick ci mostra un’America che crede in se stessa e cresce avviandosi verso il Grande Sogno. Un continente che guarda al futuro, alla moda, alle dive di Hollywood, ai frigoriferi stracolmi e alle sfavillanti cucine. Siamo agli inizi degli Anni ’50. Fra poco, arriverà Elvis Presley

Stanley Kubrick Fotografo
Fino al 25 agosto, Palazzo Ducale, piazza Giacomo Matteotti 9, Genova
tel. 0105574065
Catalogo GAmm Giunti, € 12


www.mostrakubrick.it

www.palazzoducale.genova.it

Foto: A tale of a shoe-shine boy, 1947
Dailies of a rising star: Betsy von Fürstenberg, 1950
Montgomery Clift

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