Coolmag - art

Giant BLT
7-Up
Floor Burger
home - art




Claes Oldenburg. The Beginnings

di Stefano Bianchi

Da quando esiste la Pop Art, Claes Oldenburg si identifica con lo straordinario, l’imprevedibile, il colpo di genio. Se Andy Warhol moltiplica la Campbell’s Soup sulle tele e James Rosenquist ingigantisce i cartelloni pubblicitari, lo scultore svedese naturalizzato americano trasforma in arte una sfilata di hamburgers, fette di torta, lattine di birra… Al MoMA ci sono più di 150 opere: le più iconiche in assoluto, realizzate negli Anni ’60 e ‘70 sottoforma di Street, Store e Mouse Museum/Ray Gun Wing. Al sesto piano del museo newyorkese c’è l’installazione The Street, già esposta nel 1960 alla Judson Gallery con lo scopo di ricreare la ruvida, caotica atmosfera del vivere nella Lower East Side. Liberamente ispirata al tribalismo, ai graffiti e all’Art Brut di Jean Dubuffet, allinea oggetti in cartone, cartapesta, carta di giornale e tela che evocano personaggi, colpi d’occhio e vie di fuga di un quartiere dove la spazzatura tracima nelle strade e fatiscenti case popolari vengono rase al suolo. Oldenburg taglia, strappa e accartoccia materiali per creare il panorama di una metropoli contemporanea che assembla automobili, cani che abbaiano, segnali stradali, lettere e brandelli di parole, cuori e punti esclamativi.
 
The Store, considerato dai più il punto di partenza dell’arte Pop americana, è invece la riproposizione del negozio che l’artista inaugura nel dicembre del ’61 sulla East Second Street. Bypassando il meccanismo delle gallerie d’arte, commercializza sculture camuffate da oggetti qualunque, ridotte a reliquiario del “bric-à-brac”. Una volta vendute, le sostituisce con altri esemplari applicandovi un cartellino col prezzo. In una vetrinetta, su piatti di ceramica e di metallo, ecco una mela candita, una coppa di gelato, una torta. Cibi da consumismo ipercalorico dell’americano medio, come hot-dogs e panini imbottiti riprodotti in gesso e frettolosamente dipinti lasciando sgocciolare i colori alla maniera dell’Action Painting. E poi, appeso alle pareti e appoggiato sui piedistalli, un tripudio da grande magazzino di abiti femminili, biancheria intima, calzature, camicie, cravatte. Scolpiti e modellati in modo volutamente approssimativo. Nel Marron Atrium, infine, ecco il Geometric Mouse fumettisticamente ispirato al Topolino di Walt Disney. Alter ego assai vicino al Costruttivismo e a Piet Mondrian, geometrico nell’insieme di rettangoli e cerchi con quegli occhi che sono a tutti gli effetti finestre, entra di diritto nel Mouse Museum, “container” dalle grandi orecchie capace di raccogliere 385 oggetti, utili ma anche futili e perciò meritevoli d’essere musealizzati: un paio di guanti, una “boule” dell’acqua calda, piccoli giocattoli a ricordare l’infanzia, forbici per le unghie, smalti, rossetti, mozziconi di sigaretta… E siccome la “mission” di Claes Oldenburg è sempre stata quella di dare spazio e vita alla fantasia, la struttura ad angolo retto denominata Ray Gun Wing per la spiccata somiglianza con una pistola a raggi, assembla 258 esemplari fra coloratissime pistole giocattolo e pezzi di legno o di metallo che ne condividono le forme. Dialogando fra collezione e creazione, oggetti d’uso quotidiano e tesori museali, il Pop di Oldenburg trova in questa sublime mostra la sua più naturale ragion d’essere.
 
Claes Oldenburg
The Street and The Store
Mouse Museum/Ray Gun Wing
Fino al 5 agosto, The Museum of Modern Art, 11 West 53 Street, New York
tel. 001-212-7089400
Catalogo MoMA Publications, $ 39.95


www.moma.org

www.oldenburgvanbruggen.com

Foto: Giant BLT (Bacon, Lettuce and Tomato Sandwich), 1963, Whitney Museum of American Art, New York, Gift of The American Contemporary Art Foundation, Inc., Leonard A. Lauder, President
7-Up, 1961, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, Washington D.C., Joseph H. Hirshhorn Purchase and Bequest Funds, 1994
Floor Burger, 1962, Collection Art Gallery of Ontario, Toronto. Purchase, 1967

stampa

coolmag