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Flowers 1970
Sunset 1972
Campbell's Soup New England Clam Chowder 1969
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Andy Warhol's Stardust

di Stefano Bianchi

Non è che non ci scappa. Ci scappa eccome l’esclamazione “Ancora? Ma se li ho visti un mucchio di volte…”. Già. Percorrendo lo spazio espositivo al pianterreno del Museo del Novecento, a Milano, quella sfilata di barattoli, fiori, frutti, facce e nomi serigrafati da Andy Warhol produce la fastidiosa sensazione di “déjà vu” che fa rima con la memorabile frase pronunciata dal Pop artista: «Se volete sapere tutto di Andy Warhol basta guardare la superficie dei miei quadri, dei miei films, di me. Eccomi: non c’è niente dietro». Eppure, dopo un primo giro esplorativo di queste stampe Anni ’60, ’70 e ‘80 selezionate dalla collezione Bank of America Merrill Lynch, ci si accorge che a quel “già visto” appiccicato alla filosofia “warholiana” del «fare un quadro al giorno» non possiamo né potremo mai rinunciare. Anche se li abbiamo visti e rivisti, è impossibile stancarsi di questi soggetti, di questi colori, della “stardust” evocata dal titolo della mostra: che non è solo la polvere di diamante “spruzzata” su molte stampe, ma soprattutto la capacità di Warhol d’aver creato innumerevoli icone, baciate dallo scintillìo più “glamour” e dall’immortalità.

Quindi, non siate prevenuti e fatevi (per l’ennesima volta) coinvolgere dai 10 barattoli di Campbell’s Soup che dei Sixties testimoniano il “boom” economico/industriale. E poi lasciatevi ipnotizzare dagli altrettanti Flowers; dalla serie Sunset, con le sue grandi campiture cromatiche e il sole capaci di mutare a seconda della luce omaggiando Claude Monet (in particolare Impressione al tramonto del 1872); dai Grapes e dagli Space Fruits che si riallacciano al tema della natura morta. E le facce? I nomi? Il talento di Warhol per il ritratto? Si passa dalla mitica Marilyn, ai 4 fumettistici Andy Mouse elaborati con Keith Haring a farle da contrappunto; dalle altrettante varianti di Muhammad Ali (figlie di una procedura standard: con la sua Polaroid Big Shot, Warhol scattava una sessantina di foto al soggetto, ne selezionava 4 e fra queste ne stampava solo una per poi rielaborarla graficamente, ingrandirla e trasformarla in serigrafia), ai Ten Portraits of Jews of the Twentieh Century (Albert Einstein, Franz Kafka, George Gershwin, Gertrude Stein, Golda Meir, Louis Brandeis, Martin Buber, Marx Brothers, Sarah Bernhardt, Sigmund Freud), fino alla mirabolante serie dei Myths con lo stesso Andy che si ritrae di profilo mitizzandosi in compagnia di Dracula, Howdy Doody, Mammy, Mickey Mouse, Santa Claus, Superman, The Star (Greta Garbo), The Witch e Uncle Sam. Del resto, come ha scritto il critico d’arte David Bourdon, “i suoi ritratti non sono documenti del presente, quanto icone in attesa del futuro”.
 
Andy Warhol’s Stardust
Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch
Fino all’8 settembre, Museo del Novecento, via Marconi 1, Milano
tel. 0288444061
Cataloghi gratuiti Museo del Novecento, italiano e inglese

www.museodelnovecento.org

www.warholfoundation.org

Foto: Flowers, 1970
Sunset, 1972
Campbell’s Soup II: New England Clam Chowder, 1969
collezione Bank of America Merrill Lynch
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts

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