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East Side Murder
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Weegee. Murder Is My Business

di Gianna Carrano - The Glancer

Sono più di 100 le sue fotografie. Bianchi e neri accecanti, al magnesio. La scena del crimine, viene illuminata dal lampo del flash per poi sfumare ai bordi in un’inquietante oscurità. Weegee, all’anagrafe Arthur Fellig (1899-1968), celeberrimo “fotografo della mala” in mostra a Reggio Emilia, arriva sempre sul luogo del delitto quando il sangue è ancora fresco. I suoi scatti tracimano cadaveri insanguinati, moribondi caduti a terra, donne che urlano, curiosi che guardano, poliziotti in posa. New York, per lui, è una città tinta di rossosangue. «Un bell’omicidio per notte, più un incendio e una rapina per arrotondare», dice, gli bastano per provare la «rassicurante sensazione del rotolo di verdoni in tasca». Già, perchè Murder Is My Business. Siamo nel pieno degli Anni ’30 e ’40 e «il fotografo personale della Murder Incorporated» (come ama definirsi riferendosi ai “killers” italiani ed ebrei che compiono omicidi a pagamento per conto della Commissione che controlla gli affari illeciti del cosiddetto Sindacato Nazionale del Crimine) vive in una camera in affitto dietro alla centrale, collegata alla radio della polizia e all’allarme dei pompieri. Esagerando ma non troppo, Weegee ha spesso dichiarato di essersi occupato di 5.000 omicidi poichè «nel crimine ci sguazzavo e mi piaceva».

Drammatiche e sensazionali, le sue foto scandiscono il modo nuovo e dinamico di fare giornalismo che verrà poi definito “da tabloid”. Dal 1935 al ‘46, documenta ossessivamente la cronaca nera. Lavora soprattutto di notte, tenendo la radio sintonizzata sulle frequenze della polizia per essere immediatamente informato su un nuovo crimine e arrivare sulla scena del delitto prima delle forze dell’ordine. D’altronde, è “il famoso” Weegee: pseudonimo che secondo alcuni sarebbe l’equivalente fonetico del Ouija, popolare gioco dell’epoca per predire il futuro. Altri, invece, sostengono derivi da un’ironica domanda che gli venne rivolta da un poliziotto: era perchè consultava la tavola Ouija, che riusciva sempre ad arrivare per primo sul luogo della tragedia? Weegee il veggente, che consegna i suoi scatti al giornale prima ancora che si diffonda la notizia… «Mai incontrato un fotografo migliore», ha scritto nell’autobiografia. Tant’è che ha dominato per anni la scena descrivendo l’anima spaccata in 2 della metropoli: vita tranquilla e borghese da un lato, violenza criminale dall’altro. E poi… «gli omicidi sono i più facili da fotografare perchè i soggetti non si muovono mai e non si agitano». Delitti malavitosi, incidenti stradali, incendi nei quartieri popolari, sono i soggetti dei suoi scatti. In più, c’è l’amicizia coi boss mafiosi (Bugsy Siegel, Lucky Luciano, Jack “Legs” Diamond…) che gli permette di intrufolarsi nel marcio di New York. Il suo non è uno sguardo pietoso, partecipe o accusatore. È uno sguardo fermo, professionale, efficiente. Weegee si guarda attorno, ispeziona la scena, sceglie l’angolazione migliore, la dà in pasto al pubblico.

Weegee
Murder Is My Business
Fino al 14 luglio, Palazzo Magnani, corso Garibaldi 31, Reggio Emilia
tel. 0522444446


Catalogo Gamm Giunti, € 12

www.palazzomagnani.it

www.mostraweegee.it

Foto: Anthony Esposito, Accused “Cop Killer”, January 16, 1941
At an East Side Murder, 1943
Line-Up for Night Court, ca. 1941
© Weegee/International Center of Photography

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