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Blues For Smoke

di Stefano Bianchi

«Il Blues non si può ripulire più di tanto. Dev’essere grezzo e intenso. Deve sgorgare spontaneo dai visceri», ha dichiarato B.B. King. Ma il Blues non è solo una categoria musicale, bensì un fertile terreno di sensibilità artistiche e idiomi culturali. A farsene portavoce è Blues For Smoke (titolo tratto dall’omonimo album del pianista Jaki Byard), la mostra interdisciplinare che raccoglie opere di 50 artisti dagli Anni ’50 a oggi. Nel secolo scorso, scrittori e pensatori quali Zora Neale Hurston, Ralph Ellison, Albert Murray, Amiri Baraka e Cornel West hanno ribadito l’importanza fondamentale del Blues (capace d’influenzare jazz, rhythm & blues, rock e hip-hop) e i suoi sviluppi nell’ambito della letteratura, del cinema e delle arti visive. In tutta la sua eclettica diversità, il Blues si è svelato fra le maggiori conquiste culturali d’America. Le sue origini risalgono alla cultura vernacolare degli afroamericani che vivevano nel Delta del Mississippi e a New Orleans. Come ha scritto Huston A. Baker, storico della letteratura, è emerso da una matrice di “canti di lavoro, piantagioni, armonie sacre, proverbiale saggezza, filosofia popolare, umorismo ribaldo, lamento elegiaco e molto di più”.

Compito di Blues For Smoke è rintracciare quei temi legati all’arte contemporanea e animati dal prisma del Blues. Da qui la scelta di oltre 90 lavori fra fotografie, video, dipinti, disegni, sculture e installazioni come Hors-champs di Stan Douglas (1992), posizionata nella Lobby Gallery del Whitney Museum; e Chasing The Blues Train di David Hammons (1989), che accoglie i visitatori all'entrata. Molti lavori (i “collages” dei musicisti di Romare Bearden, gli atmosferici scatti fotografici alle “music halls” di Roy DeCarava, i ritratti delle figure culturali afroamericane di Beauford Delaney) evocano con chiarezza la storia e l’estetica del Blues; altrettanti, come la serie The Wire trasmessa dal canale televisivo HBO dal 2 giugno 2002 al 9 marzo 2008, dimostrano come l’influenza del Blues si sia spinta ben oltre la musica. Da segnalare, infine, le postazioni audio e video posizionate lungo il percorso espositivo che propongono selezioni musicali, programmi tv e documentari con Azealia Banks, Bad Brains, Jaki Byard, Death Grips, Duke Ellington, Lightnin’ Hopkins, Henry Flynt, Joseph Jarman, Jeanne Lee, Alan Lomax, Shabazz Palaces, Sun Ra, Cecil Taylor, Big Mama Thornton, Othar Turner e The Afrossippi Allstars.


Blues For Smoke
Fino al 28 aprile, Whitney Museum of American Art, 945 Madison Avenue at 75th Street, New York
tel. 001-212-5703600
Catalogo Prestel, $ 49.95


www.whitney.org

Foto: Mark Morrisroe, Untitled, c. 1981, © The Estate of Mark Morrisroe (Ringier Collection), at Fotomuseum Winterthur, Switzerland
Beauford Delaney, Portrait of a Young Musician, n.d., Studio Museum in Harlem, Gift of Ms. Ogust Delaney Stewart, Knoxville, Tennessee. © Estate of Beauford Delaney, by permission of Derek L. Spratley, Esquire, Court Appointed Administrator
Martin Wong, La Vida, 1988, Yale University Art Gallery Charles B. Benenson, B.A. 1933, Collection Photo courtesy of Yale University Art Gallery

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