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Peter Saul Angela Davis
Karl Wirsum Untitled
Jim Nutt She's It
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Sinister Pop

di Stefano Bianchi

Nel mezzo del cammin della Pop Art (parafrasando l’Inferno di Dante Alighieri) esiste una “selva oscura”? Sulle tele, può minacciosamente insinuarsi il “dark” al posto degli effervescenti colori del consumismo postbellico? Selezionando il meglio dalla collezione del Whitney Museum of American Art, Sinister Pop focalizza il lungo periodo di agitazioni e sconvolgimenti (Anni ’60 e ’70) che vide nuove forme d’arte coincidere/collidere con un tumultuoso “remaking” della politica e della società determinato dalle tensioni razziali, dai diritti delle donne, dai devastanti effetti della guerra in Vietnam. Maestri Pop del calibro di Andy Warhol, Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Ed Ruscha e James Rosenquist, vengono per la prima volta inseriti in sorprendenti e oscuri contesti. Per esplorare quel distopico scenario d’America, Ed Ruscha visualizza ad esempio il vuoto glaciale dei grattacieli, mentre Allan D’Arcangelo dipinge autostrade senza fine e George Segal scolpisce una stazione degli autobus abbandonata.

La complessa rappresentazione dell’universo femminile, tra finzione hollywoodiana e realtà femminista, esplode invece nei quadri di Rosalyn Drexler, Mel Ramos, Tom Wesselmann, Richard Lindner e Karl Wirsum; il tema del consumismo ingordo e senza limiti, si materializza nei mostruosi spaghetti di Elaine Sturtevant, nei mozziconi di sigaretta giganti di Claes Oldenburg e nello scatto fotografico di William Eggleston che “penetra” un freezer imbottito di surgelati. La turbolenta scena politica e la rabbia dell’epoca, vengono catturate dai sarcastici ritratti dei presidenti americani di Judith Bernstein e Jim Dine, dalla funerea staticità della morte di John Fitzgerald Kennedy imprigionata nello sguardo della “first lady” Jackie (Andy Warhol), nei cinici dipinti a ruota libera di Peter Saul e Jim Nutt. In più, la mostra include quegli artisti che generalmente non vengono associati ai canoni della Pop Art pur cogliendovi punti di riferimento, vedi Vija Celmins, Milton Glaser, Dan Graham, Nancy Grossman e Christina Ramberg. In particolare, i curatori di questo provocatorio “happening” hanno selezionato fotografie di Louis Faurer, Robert Frank, Lee Friedlander, Peter Hujar, Joel Meyerowitz, Billy Name e Weegee, che suggeriscono ogni possibile significato del vocabolo “sinister” dentro immagini che evocano scene del crimine, voyeurismo e intrecci da film “noir”.

Sinister Pop
Fino al 31 marzo, Whitney Museum of American Art, 945 Madison Ave. at 75th St., New York
tel. 001-212-5703600


www.whitney.org

Foto: Peter Saul, Angela Davis, 1972, Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Print Committee, © Whitney Museum of American Art
Karl Wirsum, Untitled, 1969, Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Drawing Committee, © Whitney Museum of American Art
Jim Nutt, She’s Hit, 1967, Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Larry Aldrich Foundation Fund

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