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Bispazio instabile
Superficie a testura vibratile
Interferenza dinamica
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Programmare l'arte

di Stefano Bianchi

Milano, maggio 1962. In Galleria Vittorio Emanuele, negli spazi del negozio Olivetti, viene inaugurata la mostra collettiva di Arte Programmata prodotta dall’azienda di Ivrea, ideata da Bruno Munari e Giorgio Soavi, supervisionata (teoricamente/criticamente) da Umberto Eco. Una fotografia in bianco e nero, scattata da Mario Dondero alla vernice, racconta sguardi stupiti, qualche perplessità ma soprattutto la certezza di vivere dentro un’arte nuova, diversa, democraticamente fruibile da parte di un pubblico finalmente vasto, popolare e moderno. Un pubblico che all’improvviso scopre sorprendenti effetti cinetici che sono il risultato dei movimenti reali delle opere esposte o di una serie di effetti ottici indotti nello sguardo. In prima linea ci sono i giovani artisti del Gruppo T milanese e del Gruppo N padovano, che garantiscono risultati visivi sempre variabili e imprevedibili. L’avventura, che era iniziata pochi mesi prima fra la cittadina piemontese e il capoluogo lombardo attorno all’inedito concetto di “programmazione”, sarebbe durata altri 3 anni con mostre itineranti in Italia, Europa e Stati Uniti.

Quella mostra rivoluzionaria, viene riproposta al Museo del Novecento con quasi tutti gli stessi lavori esposti all’epoca o i loro multipli. In fascinosa, ipnotica sequenza, ecco le opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getullio Alviani, del Gruppo T (Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco) e del Gruppo N (Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi). All’animata, elettromeccanica Superficie magnetica di Boriani fatta d’alluminio, vetro e polvere di ferro, fanno da contrappunto le sfere di celluloide bianche e rosse di Chiggio racchiuse in un box di legno, la lucente superficie in alluminio e plexiglass di Alviani, il capolavoro “optical” di Biasi, i Percorsi Fluidi di Anceschi, la Strutturazione Fluida di Colombo, l’intersecarsi di specchi e luce nella Fotoriflessione variabile di Massironi. Foto, testi, manifesti e 2 filmati, contribuiscono infine a consolidare quella fusione di grafica, design e architettura che ebbe il coraggio di confrontarsi con le nuove tecnologie.

Programmare L’arte
Olivetti e le Neoavanguardie cinetiche
Fino al 3 marzo, Museo del Novecento, via Marconi 1, Milano
tel. 0288444061
Catalogo Johan & Levi, € 20


www.museodelnovecento.org

Foto: Ennio Chiggio, Bispazio instabile, 1962, Collezione privata
Getullio Alviani, Superficie a testura vibratile, 1961-2, Collezione privata
Alberto Biasi, Interferenza dinamica, 1961, Collezione Annarosa Zweifel Azzone, Courtesy: Archivio Alberto Biasi

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