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Kitsch: oggi il kitsch

di Peppo Delconte

C’è un tempo per il cattivo gusto? Nossignori! Ogni stagione, ogni epoca, ha i suoi esemplari. Tanto vale affrontarlo, prenderlo di petto e tentare di tracciarne una mappa della sua evoluzione. Farne un oggetto di analisi, anche storica. Kitsch: oggi il kitsch, mostra allestita alla Triennale di Milano dal suo centenario profeta Gillo Dorfles, propone un percorso paradossale quanto stimolante, pur senza la pretesa di una completezza peraltro irraggiungibile. Una cosa è certa: tutto passa ma non il kitsch, che non è una corrente artistica soggetta agli alti e bassi della moda, ma piuttosto l’emblema di una corruzione estetica che non conosce tramonto; qualcosa di pervasivo che – soprattutto dalle avanguardie del primo ‘900 in poi – non è più stato possibile cancellare dalle nostre esistenze. Secondo Dorfles, che nel fatidico Sessantotto pubblicò Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto descrivendo il concetto in tutte le articolazioni possibili, l’industrializzazione culturale ha esasperato sempre di più il fenomeno, rendendo «ubiquitaria e trionfante la citazione kitsch dell’arte stessa».

Così, mentre la prima parte della mostra propone alcuni esemplari “classici” (Salvador Dalí, Ruggero Savinio, Gianfilippo Usellini, gli assemblaggi di Enrico Baj e le cellulitiche Salomè ritratte da Adriana Bisi Fabbri), il percorso continua con «alcuni artisti contemporanei che, intenzionalmente, creano opere con elementi che fanno riferimento alla cultura kitsch». Ed ecco alternarsi le fantasmagorìe di Luigi Ontani, i “collages” policromi e Pop di Felipe Cardeña, i provocatori “ready-mades” di Corrado Bonomi, i personaggi storici rivisitati da Leonard Streckfus, le sedie-sculture di Carla Tolomeo, le messe in scena antropomorfe di Vannetta Cavallotti, le fotografie turistico/felliniane di Martin Parr, i sarcastici omaggi a Dalí del Cracking Art Group. Prima della giostra finale d’una miriade di oggetti kitsch realizzati da artisti anonimi, c’è un’intera sala a disposizione dei deliranti montaggi dell’artista olandese Rutger (Rudy) van der Velde, che assembla con feroce ironia un microcosmo del superfluo. A una sequenza di 8 pezzi, ha dato un titolo assai stimolante: Today/is the/first/day/of the/rest/of your/life (Oggi è il primo giorno del resto della tua vita). Quasi un invito a tuffarsi senza perdere altro tempo in questo folle universo ludico che è il presente, maliziosamente pervaso dal kitsch e da un’arte consapevole di spingersi nell’abbraccio mortifero con il cattivo gusto. Ma con la ferma intenzione di non farsi annullare.

Gillo Dorfles
Kitsch: oggi il kitsch
Fino al 2 settembre, Triennale, viale Alemagna 6, Milano
tel. 02724341
Catalogo Editrice Compositori, € 28


www.triennale.org

Foto: Felipe Cardeña, Betty la Nera, 2010, Collezione privata
Corrado Bonomi, Ma cosa mi dici mai?, 1995, Collezione privata
Antonio Fomez, Kriminal, 1965, Courtesy Gabriele Mazzotta, © Matteo Zarbo

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