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Robert Combas. Greatest Hits

di Stefano Bianchi

Fra i pittori contemporanei, Robert Combas è il più rocker di tutti. Non solo perché la mostra/monstre che gli sta rendendo omaggio si svolge a Lione, dov’è nato; non solo perché questa prima grande retrospettiva è intitolata Greatest Hits come i dischi antologici che consacrano musicisti e cantanti in odor di mito; e non solo perché il rock l’ha bazzicato davvero, all’epoca del punk, militando nel gruppo Les Démodés. È il suo modo di dipingere selvaggio, violento e graffitaro, che è maledettamente rock. Sono i suoi colori, che si stratificano sulle tele sputando assoli pirotecnici. È il cortocircuito di corpi, muscoli guizzanti e facce ghignanti che respirano e urlano in chiave “metal” guerra, crimine, sesso, trasgressione. L’obiettivo dichiarato di Robert Combas, classe 1957 è: «Innescare nello spettatore una reazione, sussurrandogli all’orecchio “vieni a parlare con me, voglio raccontarti la stupidità, la violenza, la bellezza, l’amore, l’odio, la serietà, il divertimento, la logica e l’assurdità che pervadono giorno dopo giorno le nostre vite”». All’alba degli Anni ’80, in combutta con Remi Blanchard, François Boisrond, Hervé e Richard Di Rosa, Combas ha fatto rima con Figuration Libre: termine coniato da Ben Vautier, l’equivalente francese del Bad Painting americano, del Neo Espressionismo europeo, della Junge Wilde tedesca e della Transavanguardia italiana. Un movimento artistico sintonizzato sulla “popular culture” dei fumetti e dei videogames. E poi, “ça va sans dire”, sul rock, il punk e il funk.

Combas è un cane che piscia sull’arte/Combas è una paella di coniglio/Combas abbatte le barricate/Combas è il capo delle pulci selvagge/Combas è il più ricco dei poveri/Combas è una cravatta di seta gialla…”, filosofeggiò Ben Vautier in uno dei suoi estemporanei “readings”. E lui, a colpi (bassi) di pittura ha continuato a stupire e a scandalizzare. Ne sono prova lampante le centinaia di opere che riempiono 3.000 metri quadri su 3 livelli, in quella che è stata definita “rock on the good & bad side exhibition”. Lavori che seguono un percorso cronologico e tematico: da quelli eseguiti all’École des Beaux-Arts di Montpellier (le prime Batailles), a quelli del periodo Arab Pop ispirati alle insegne dei parrucchieri africani del quartiere Barbès di Parigi, fino all’impulsivo e selvaggio Combas Style. È un “happening” visionario e sabbatico, Greatest Hits: un’eruzione di caotici sadomasochismi (Greatest Hits du Monde Combas), fumetti scorticati alla maniera di Jean-Michel Basquiat (Mickey appartient à tout le monde; Tom et Jerry), marinai da “fassbinderiana” Querelle de Brest (Le marin débarqué), “liaisons dangereuses“ (Couple psychopatex), iperviolenza stile Clockwork Orange (Guignol), bande municipali (La fanfare du Ragelade) e bands assordanti (Les petits graillons), schegge di sordido cabaret (Bonchoir méchieu, fauchoir mesdames!), crocifissioni (Le Calvaire façon Combas) e redenzioni (Love and Peace et Happiness). In 2 parole: Combas Rocks!
 
Robert Combas
Greatest Hits
Fino al 15 luglio, Musée d’Art Contemporain de Lyon, quai Charles de Gaulle 81, Lione
tel. 0033-4-72691717
Catalogo Somogy, € 45


www.mac-lyon.com

www.combas.com

www.franceguide.com

Foto: Greatest Hits du Monde Combas, 1986, Collection Lambert, Avignon
Mickey appartient à tout le monde, 1979
Les musiciens, 1989
© Adagp, Paris, 2011

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