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Shoestring Potatoes
Two Cheeseburgers
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Claes Oldenburg. The Sixties

di Stefano Bianchi

È grande la Pop Art di Claes Oldenburg. Come il cono gelato che lo scultore di Stoccolma, naturalizzato americano, legò al tetto della sua Volkswagen per trasportarlo alla Dwan Gallery di Los Angeles. Era il 1963. Ed è addirittura “oversize” nelle monumentali installazioni che dal ’76 ha sparso in giro per il mondo in collaborazione con la seconda moglie Coosje van Bruggen: l’Ago e il Filo di Milano, la molletta per il bucato a Philadelphia, il cucchiaio con ciliegia a Minneapolis, la bicicletta semi sommersa nel Parc de la Villette a Parigi, la bustina di fiammiferi a Barcellona, la torcia elettrica a Las Vegas… Da che Pop è Pop, è lecito attendersi da Oldenburg lo straordinario, l’imprevedibile, il colpo di genio. Se Andy Warhol ha moltiplicato sulle tele il barattolo di Campbell’s Soup e James Rosenquist esasperato la cartellonistica pubblicitaria, lui è riuscito a trasformare in arte una sfilata di hamburgers, fette di torta, patatine fritte col ketchup, lattine di birra. Al Museum Moderner Kunst di Vienna, c’è la retrospettiva delle sue opere più iconiche: quelle realizzate negli Anni ’60 a cominciare dall’installazione The Street votata al tribalismo, ai graffiti e ispirata all’Art Brut di Jean Dubuffet.

The Store, da molti considerato il punto di partenza dell’arte Pop americana, è invece il negozio che l’artista inaugurò sulla Lower East Side di Manhattan nel dicembre del ’61. Bypassando il meccanismo delle gallerie d’arte, Claes Oldenburg proponeva sculture come fossero oggetti qualunque; e una volta vendute, le sostituiva con altri esemplari applicandovi un cartellino col prezzo. In una vetrinetta, su piatti di ceramica e di metallo, ecco una mela candita, una coppa di gelato, una torta. Cibi da consumismo ipercalorico dell’americano medio, come hot-dogs e panini imbottiti, riprodotti in gesso e frettolosamente dipinti lasciando sgocciolare i colori alla maniera dell’Action Painting. E poi, appeso alle pareti e appoggiato sui piedistalli, un tripudio da grande magazzino di abiti femminili, biancheria intima, calzature, camicie e cravatte scolpiti e modellati in modo volutamente approssimativo. L’esatto contrario delle opere realizzate in vinile, realistiche quasi quanto i “large scale projects” collocati negli spazi pubblici, ma al tempo stesso paradossali. Oggetti della “everyday life”, in questo caso, estrapolati dal contesto domestico, resi soffici e collocati fuori contesto. Un ventilatore, afflosciato al punto da ripiegarsi su se stesso, rinuncia a funzionare per trasformarsi in un caricaturale “ready-made”. Un gabinetto, raffigurato nella sua parziale implosione, sbeffeggia l’orinatoio/opera d’arte di Marcel Duchamp. Una sega, all’improvviso duttile e malleabile, si adatta al muro e al pavimento su cui è appoggiata. E ancora nei Sixties, Oldenburg si è fumettisticamente ispirato al Mickey Mouse di Walt Disney per creare il Geometric Mouse: alter ego assai vicino al Costruttivismo e a Piet Mondrian, geometrico nell’insieme di rettangoli e cerchi, con gli occhi che sono a tutti gli effetti finestre. Entra di diritto, il Topo, nel Mouse Museum che è stato riallestito per questa mostra diventandone l’ideale epilogo: un “work in progress” (qui nella versione del 1972 per Documenta 5, a Kassel) dalle sembianze di “container” dalle grandi orecchie capace di raccogliere 385 oggetti, utili ma anche futili e perciò meritevoli d’essere musealizzati: un paio di guanti, una “boule” dell’acqua calda, piccoli giocattoli a ricordare l’infanzia, forbici per le unghie, smalti, rossetti, 2 mozziconi di sigaretta… Poiché lo scopo dichiarato di Claes Oldenburg è sempre stato quello di dare spazio e vita alla fantasia.

Claes Oldenburg
The Sixties
Fino al 28 maggio, Mumok, Museumplatz 1, Vienna
tel. 0043-1-52500
Catalogo Prestel Verlag, € 45


www.mumok.at

www.oldenburgvanbruggen.com

www.austria.info/it

Foto: Shoestring Potatoes, Spilling from a Bag, 1966, Collection Walker Art Center, Minneapolis, Gift of the T. B. Walker Foundation
Two Cheeseburgers, with Everything (Dual Hamburgers), 1962, The Museum of Modern Art, New York, Philip Johnson Fund
Soft Toilet, 1966, Whitney Museum of American Art, New York, 50th Anniversary Gift of Mr. And Mrs. Victor W. Ganz
© Claes Oldenburg

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