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Scary Monsters (and Super Creeps)
Calendario Pirelli 1973
Michael Caine 1964
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Duffy: The Photographic Genius

di Stefano Bianchi

«Nella fotografia non ci sono né odori né suoni», diceva. «In un certo senso, la foto racconta la verità pur essendo una bugia». E pensare che il londinese Brian Duffy (1933-2010) non si sarebbe mai immaginato di tramutarsi in fotografo. Dopo essersi diplomato in fashion design al Saint Martins College of Art, inizia a collaborare come stilista e illustratore per piccole case di moda. Senonchè nel 1955, ispirato dalle stampe a contatto che aveva visto transitare sulla scrivania dell’art director di Harper’s Bazaar, decide di dedicarsi agli scatti fotografici come assistente di Adrian Flowers. Brucia rapidamente le tappe: dal Sunday Times passa a Vogue, cucendosi addosso il culto del fotografo di moda che pone se stesso al centro della passerella accanto a indossatrici e a “celebrities”. Lancia, Brian Duffy, uno stile foto/documentaristico destinato a rivoluzionare l’immaginifico linguaggio della moda. Nel ’62, per Vogue, ritrae in bianco e nero fascinose “mannequins” nel cuore di Firenze, amalgamandole a scorci e quotidianità. Scatto dopo scatto, Duffy si trasforma in un marchio di garanzia a 5 sillabe che spazia in ogni genere fotografico, dai ritratti agli iconici “reportages” sulla Swinging London fino alla pubblicità (viene contattato 2 volte per realizzare il Calendario Pirelli).

Nel ’79, quando la sua fama è arrivata al punto d'oscurare la notorietà dei personaggi immortalati (fra i tanti, spiccano volti e corpi di Michael Caine, Sidney Poitier, Jean Schrimpton, William Burroughs, Amanda Lear, Jane Birkin), decide di smettere: prende diapositive e negativi, li porta nel giardino dietro casa e ne fa un falò sottintendendo con quel gesto d’avere ormai detto tutto ciò che poteva attraverso la fotografia. Faticosamente, dopo anni di ricerche fra archivi e pubblicazioni di tutto il mondo, ecco che il figlio Chris ha recuperato 160 fotografie: indossatrici, divi e dive che ora, in mostra, raccontano il talento anarchico e provocatorio di colui che meglio d’ogni altro ha saputo tradurre in pellicola i mutamenti epocali d’Inghilterra ma non solo. «Grazie a quell’occhio all’avanguardia», ha dichiarato Chris Duffy, «le sue foto trascendono l’epoca in cui furono scattate e continuano tutt’oggi a influenzare lo stile visivo». Stelle del rock incluse: dagli Shadows agli Hollies, dai Black Sabbath a Marianne Faithfull, Blondie, John Lennon, Paul McCartney e David Bowie. Ritratto, quest’ultimo, per ben 3 volte: nel ’73, sulla copertina dell’ellepì Aladdin Sane, da post-Ziggy Stardust col volto attraversato da una saetta in “make-up”; nel ’79, in grandangolo su Lodger, sofferente, braccia e gambe aperte, con un rasoio tagliagole stretto nella mano destra bendata; nell’80, su Scary Monsters (and Super Creeps), travestito da Pierrot post-atomico. Un tris di capolavori per l'eclettico, anticonformista Brian Duffy.

Duffy
The Photographic Genius
Fino al 25 marzo, Museo Nazionale Alinari della Fotografia, piazza Santa Maria Novella 14 A rosso, Firenze
tel. 055216310


www.mnaf.it

Foto: David Bowie, Scary Monsters (and Super Creeps), 1980
Calendario Pirelli, 1973
Michael Caine, 1964
© Duffy Archive


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