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Robert Mapplethorpe

di Gianna Carrano - The Glancer

Per la prima volta a Milano viene ripercorsa la carriera di Robert Mapplethorpe (1946-1989), fotografo americano d’origini irlandesi che tanto scandalizzò il pubblico negli Anni ’70 e ‘80 con le sue potenti immagini di peni in erezione e fiori che alludono al sesso. Vivace, sorprendente e creativa era la New York in cui ha vissuto e lavorato: c’erano Andy Warhol e la sua Factory; l’amica/amante/musa Patti Smith; Deborah Harry dei Blondie e la trasgressiva Amanda Lear che volle ritrarre… C’era il mondo sommerso degli omosessuali, dove Mapplethorpe trovava i modelli per le sue foto sadomaso in bianco e nero: corpi perfetti, che evocano le immagini classiche dei marmi ellenici. «Tutta una questione di luce», disse del suo modo di fotografarli. A Firenze, Galleria dell’Accademia, nel 2009 viene allestita La perfezione della forma che mette i suoi lavori a "colloquio" coi capolavori di Michelangelo. Perfezione più d’ogni altra cosa, dunque. Requisito necessario da raggiungere in ogni scatto, che trova la sua ragion d’essere nelle 178 fotografie in mostra da Forma: dalle prime “polaroids” d’inizio Anni ‘70 agli impeccabili “still life”, ai fiori, ai ritratti, alla magnifica serie dedicata alla "bodybuilder" Lisa Lyon, alle splendide immagini di corpi maschili, all’omaggio alla “rockeuse” Patti Smith, ai commoventi e teneri ritratti di bambini.

 
Robert Mapplethorpe è stato al centro di furiose polemiche su come definire il suo lavoro: arte o pornografia? I responsabili di musei e gallerie d’arte che volevano esporre le sue opere, dovettero spesso lottare contro organizzazioni conservatrici e religiose che si opponevano ai finanziamenti pubblici poiché, sostenevano, quegli scatti erano osceni. La “querelle” non si è mai del tutto risolta, anche se la comunicazione commerciale, l’arte e la moda hanno spesso e volentieri attinto ispirazione dai codici della fotografia pornografica. Citando il fotografo Adriano Altamira, «l'operazione che sta dietro al mondo figurativo e alla “imagerie” di Robert Mapplethorpe è piuttosto trasparente: trasporre soggetti omoerotici nel territorio eletto e squisitamente formale della classicità, usare la natura morta come un genere allusivo, e infine fare del nudo – indifferentemente maschile o femminile – una forma di studio botanico». Lo stesso Mapplethorpe spiegò: «Ricerco la perfezione della forma. Lo faccio con i ritratti. Lo faccio con i peni. Lo faccio con i fiori. Non c’è differenza da un soggetto all’altro. Cerco di catturare qualcosa che potrebbe essere scultura».

Robert Mapplethorpe
Fino al 9 aprile, Fondazione Forma per la Fotografia, piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
tel. 0258118067
Catalogo Contrasto, € 29


www.formafoto.it

www.mapplethorpe.org

Foto: Autoritratto, 1980
Due tulipani, 1984
Patti Smith, 1979
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
 

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