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Giuseppe Guerreschi Joan Baez
L'uono dell'organizzazione Emilio Tadini
Swingeing London Richard Hamilton
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Da Bacon ai Beatles

di Stefano Bianchi

La colonna sonora, prima di tutto. Sì, perché una mostra come Da Bacon ai Beatles non può fare a meno dell’audioguida che diffonde i primi pezzi di Elvis Presley registrati nel 1954 per la Sun Records, l’addio dei Beatles datato ’70 con Let It Be e poi Rolling Stones, Pink Floyd, Doors, Velvet Underground, Bob Dylan… Musiche epocali, mixate ai commenti sui quadri e le sculture in esposizione. 70 opere selezionate con rigore filologico e tutt’intorno, srotolate dal soffitto, le gigantografie in bianco e nero di Mick Jagger, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Ian Anderson… C’erano una volta gli 11 anni d’Europa (dal 1956 al 1967) in cui Arte e Rock solidarizzarono a tal punto da convincersi di poter cambiare il mondo. Ma fu un’illusione, interrotta dalla violenza del Sessantotto. Quegli anni, però, nessuno ce li potrà mai togliere dagli occhi e dal cuore. Nessuno potrà mai cancellare la rivoluzione artistica che partì dal Vecchio Continente e gettò quelle basi che fecero esplodere in America la Pop Art globale. Snodo nevralgico di tutto è la lezione di Alberto Giacometti, Francis Bacon, Pierre Alechinsky, Karel Appel, Cèsar, Jean Dubuffet, Asger Jorn e Eduardo Paolozzi, che nel ’59 danno vita al MoMA di New York alla collettiva New Images Of Man dove la figura umana, filiforme e visionaria, torna protagonista in bilico fra Informale e Pop. L’anno successivo, battezzati i favolosi Sixties, l’Europa detta pitture che frullano narrazioni ed emotività.

Dall’Inghilterra, ecco le tante facce della Pop Art con l’inventore del movimento, Richard Hamilton, e poi David Hockney e Peter Blake. Quest’ultimo, nel ’67, stringe un patto col rock realizzando su suggerimento di Paul McCartney la copertina dell’ellepì Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Hamilton farà altrettanto (ma a tempo scaduto, nel ’68 e nel ’72), ideando il concettuale immacolato del “beatlesiano” White Album e ritraendo Mick Jagger arrestato per possesso di droga. In Francia, prende potere il Nouveau Réalisme dell’accumulazione e dello scarto, ideato da Pierre Restany e ben rappresentato in mostra dai manifesti lacerati di Mimmo Rotella. Ancora dalla Francia, decolla la Figuration Narrative che impone lo stile fumettistico di Erró, l’enfasi visionaria di Eduardo Arroyo, la psichedelìa di Samuel Buri, l’estremo rigore di Peter Klasen. E l’Italia? Non è stata certo a guardare, fra la Pop Art di Mario Schifano, Franco Angeli, Mario Ceroli, Emilio Tadini, Bruno Di Bello e Valerio Adami;  le parate militari con bottoni, medaglie e passamanerie di Enrico Baj; le avviluppanti, ciniche figurazioni di Mino Ceretti, Tino Vaglieri, Bepi Romagnoni e Antonio Recalcati; gli “oggetti” (fra Realismo e Pop) di Gianfranco Ferroni; i paesaggi compressi in una stanza di Leonardo Cremonini; il Realismo Esistenziale di Giuseppe Guerreschi. E il rock, intanto, continuava a girare attorno.

Da Bacon ai Beatles
Nuove immagini in Europa negli anni del rock
Fino al 12 febbraio, Museo della Permanente, via Filippo Turati 34, Milano
tel. 026599803-6551445
Catalogo Skira, € 29


http://www.lapermanente.it/

Foto: Giuseppe Guerreschi, Joan Baez, 1959-1962, Collezione privata, Courtesy Montrasio
Emilio Tadini, L’uomo dell’organizzazione, 1968
Richard Hamilton, Swingeing London III, 1972
Courtesy Fondazione Marconi, Milano

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