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Invito alla lettura: Cape Cod (Henry David Thoreau)

di Peppo Delconte

Chiunque salga su un grattacielo di Boston, può farsi un’idea delle coste frastagliatissime del Massachusetts: basse colline, laghi, baie, insenature, promontori a perdita d’occhio. Cape Cod è uno di questi lunghi frammenti di terra che si protende verso l’oceano: una delle prime mete dei Padri Pellegrini, un luogo mitico dell’anima americana. Come il braccio nudo di un pugile in posizione di guardia lo descrive Henry David Thoreau (1817-1862), patriarca della letteratura statunitense, icona della Beat Generation e profeta del pensiero ecologista. Le note con cui ha descritto le sue escursioni di letterato e naturalista lungo tutta la penisola sono servite come base a una serie di fortunate conferenze e poi raccolte dopo la sua morte in un libro, diventato (come il suo capolavoro, Walden, ovvero La vita nei boschi) una bibbia per gli appassionati della letteratura di viaggi. Come ogni pubblicazione postuma, non curata personalmente dall’autore, la scrittura di Cape Cod può apparire a tratti fin troppo densa di dettagli, con qualche pedanteria e prolissità di troppo. Ma, nonostante tutto, il fascino di questo genio ottocentesco è ancora intatto e il lettore viene travolto dalle descrizioni di un paesaggio aspro e desolato e di vite al limite della sopravvivenza. Il tutto reso ancora più denso dalle accurate notazioni di botanica e zoologia, dalle testimonianze di episodi storici e da dotte citazioni, compresi versi di Omero, William Shakespeare e di ignoti poeti locali.

Cape Cod si rivela un mondo unico, in perpetua trasformazione sotto gli implacabili colpi dei venti, delle tempeste e delle maree; un mondo di naufragi e di solitudini, indagato dall’occhio di un osservatore appassionato e preciso. Lo sguardo di Thoreau passa in rassegna villaggi di agricoltori-pescatori, i campanili delle chiese e i fari, il costone di argilla che forma la spina dorsale del promontorio, i cespugli e gli alberi larghi e bassi in lotta coi venti. Ma sono soprattutto le grandi spiagge a raccontare la vita e la morte: le inquiete distese di sabbia in cui sono rovesciati dalle onde i resti delle navi e i corpi dei marinai, e dove i recuperanti trovano legna e oggetti d’ogni genere, meduse e vongole giganti (che chiamano “galline di mare”). Qui le barche dei pescatori spingono le balene ad arenarsi e le macellano sul luogo, quando non sono i loro corpi ad arenarsi... “Un forestiero e un abitante del posto”, scrive Thoreau, “vedono la costa con occhi molto diversi. Il primo magari è venuto solo ad ammirare l’oceano durante una tempesta; ma il secondo considera la scena in cui è naufragato qualche suo parente prossimo”. A distanza di secoli dagli sbarchi dei primi Padri Pellegrini, la natura selvaggia è ancora indiscussa dominatrice. Questa bella versione italiana è arricchita da 10 dipinti di Edward Hopper, che gli stessi luoghi descritti da Thoreau ha restituito attraverso la magia dei suoi pennelli.

Henry David Thoreau, Cape Cod – Un luogo dell’anima americana, Donzelli Editore, 296 pagine, € 19.50

www.donzelli.it

Foto: Edward Hopper, Cape Cod Sunset, 1928

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