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Lick Me
RCA promo photo by Cherry Vanilla
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Invito alla lettura: Lick Me (Cherry Vanilla)

di Stefano Bianchi

«Eravamo tutti esibizionisti. Fuorilegge sessuali che flirtavano con lo scandalo e calpestavano le convenzioni sociali». Parole scritte da Kathleen Dorritie, classe 1943, da Staten Island (New York), in arte Cherry Vanilla: pseudonimo rubato dall’etichetta di un barattolo di yogurt ai tempi della guerra in Vietnam, quando faceva interviste per Radio Hanoi. Anch’io l’ho intervistata, 3 anni fa. Sfoggiava capelli azzurri e occhi da gatta: «Quando verrà il mio momento», mi confidò, «il sipario calerà serenamente perché ho vissuto con intensità». Cherry Vanilla è stata groupie & femme fatale in un botto solo. E poi attrice, poetessa e “rockeuse” all’epoca del Punk con gli album Bad Girl e Venus D’Vinyl. Dal ’68 del Flower Power ai primi Anni ’80 della New Wave, ne ha talmente viste, combinate e sentite tante da decidersi di spifferare tutto nell’autobiografia Lick Me, che l’amico regista Tim Burton ha molto apprezzato: «Leggerlo è un po’ come andare in giro in compagnia di Cherry: una dose rinfrescante d’onestà e senso dell’umorismo. Considerato che il libro parla di sesso, droga e rock’n’roll, è sorprendente la capacità di Cherry di ricordarsi tutto». Rufus Wainwright, invece, nell’introduzione scrive che «nonostante sia diventata la famosa Cherry Vanilla, tornado del palco e ragazzaccia del backstage, è sempre rimasta la piccola Kathy Dorritie e non è mai stata una persona irraggiungibile: sempre entusiasta, sempre affascinata e sempre felice di conoscerti, chiunque tu sia. Direi quasi una brava ragazzina con addosso un tutù».
È stata la groupie col cervello, Cherry: che adesso fa la manager di Vangelis. Donna d’affari già a 25 anni mentre le altre, adolescenti e stop, s’accontentavano di trascorrere orgiastiche notti da una rockstar all’altra. Lei, “habitué” della scena newyorkese sotterranea, era sempre lì: dietro le quinte, sotto i riflettori, puntuale all’appuntamento col destino. Qualche esempio? Dopo aver assistito a un “reading” di Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg, scrive poesie e gliele pubblicano sulla rivista Circus. Sta recitando in spettacoli off-off Broadway e Andy Warhol è spesso in platea. La tiene d’occhio, le fa un’audizione alla Factory, lei gli canta Dear Lady Of Fatima e lui la scrittura per Pork, “pièce” teatrale basata sulle conversazioni telefoniche fra Andy e Brigid Polk. Dal Café La Mama, il feroce spettacolo va in trasferta a Londra. E proprio là, Cherry Vanilla conosce David Bowie e diventa la sua PR americana. Quando il sesso chiama, lei che nel libro si definisce «puttanella pop» risponde senza inibizioni: passando da Johnny Winter a Kris Kristofferson, soffiato a Patti Smith a colpi di versi poetici. E sono tante le “celebrities” che incrociano la sua strada, ognuna meritevole di dettagli indiscreti: Mick Jagger, Joel Schumacher, Helmut Newton, Joni Mitchell, Don Johnson, Melanie Griffith, Ringo Starr, Rudolf Nureyev, Mick Ronson… Cherry Vanilla, dunque, si racconta. Con candore e innocenza. Ed è per questo che le sue memorie sono divertenti e godibili. D’altronde Pamela Des Barres, altra groupie che la sa lunga, si è complimentata con lei dicendo: «La deliziosa Miss Vanilla, con naturalezza disarmante narra la storia impenitente e gioiosa di una testa calda fra stelle del rock ed élite artistiche».  

Cherry Vanilla, Lick Me – Come sono diventata Cherry Vanilla, Odoya, 320 pagine, € 20

www.odoya.it

www.cherry-vanilla.com

Foto: RCA promo photo, London 1978, © Willie Christie

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