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Pino Pascali: Mediterraneo-Metropolitano

di Stefano Bianchi

Vulcanica, giocosa, concettuale, fumettistica, l’arte di Pino Pascali (1935-1968) riflette la sua duplice, irrequieta anima creativa. Lo scultore, pittore, scenografo e “performer” pugliese, amorevolmente legato a doppio filo a Polignano a Mare, s’è infatti rivelato mediterraneo: legato, cioè, ai canoni classici della bellezza, alle antiche rovine della Magna Grecia, alla natura selvaggia fatta di campi, terra, mare, animali. Da qui, le sue geniali “finte sculture” fatte di scovoli e peli acrilici (Bachi da setola, Vedova blu), tele bianche e nere che coprono centine di legno palesando dinosauri che riposano, trofei di caccia, balene, delfini, pinne di pescecane. E le cosiddette "ri-costruzioni della natura"? Installazioni d’acqua, terra, zinco, asfalto ed eternit che cogliendo il succo dell’Arte Povera inanellano pozzanghere, botole, campi arati, canali d’irrigazione.

Ed è stato metropolitano fin dal suo approdo a Roma, alla fine degli Anni ’50, accanto agli artisti della Scuola di Piazza del Popolo (Mario Schifano, Renato Mambor, Cesare Tacchi, Giosetta Fioroni), testimone oculare del “boom economico”, dei nuovi riti e dei nuovi miti. A un passo dalla Pop Art, spremendo il succo della società dei consumi, Pino Pascali si diploma all’Accademia delle Belle Arti, comincia a lavorare alla Rai come aiuto scenografo e collabora con Sandro Lodolo alla realizzazione di spot pubblicitari per Carosello e sigle tv fra cui Tic Tac e Prossimamente. Metropolitane ma anche (poeticamente) mediterranee, le oltre 50 opere in mostra a Brescia provengono proprio da quell’irripetibile sogno ad occhi aperti chiamato Carosello. Quelli ritratti da Pascali sono personaggi aguzzi e stilizzati, baldanzosi nelle loro uniformi (Tre Generali) e fieri d’esser centauri facendo rima col Rock (Ragazzo con moto). È anche il mondo di Salvador El Matador “testimonial” del Cornetto Algida, di Sugovivo, dei soldatini che invitano a fumare sigarette Amadis. È lo scorcio di una città (Circo-K, per il Carosello Algida) che mette in fila case, finestre illuminate, strisce d’asfalto, segnali stradali. È una scenografia domestica con un quadro astratto appeso alla parete, una libreria affollata di sapere e un vaso di fiori. È ancora di più: sagome nere di aborigeni, cacciatori e samurai che sponsorizzano la campagna degli abbonamenti Rai Radio Telefortuna. Benvenuti, insomma, nei geniali Anni ’60 della carriera breve (fu investito da un’auto mentre correva in motocicletta) e folgorante (prima personale a Roma, nel ’65, alla galleria La Tartaruga; Biennale di Venezia ’68) di Pino Pascali.     

Pino Pascali
Mediterraneo-Metropolitano
Fino al 30 novembre, Galleria Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 12/13, Brescia
tel. 0303758583


www.colossiarte.it

Foto: Tre Generali, 1966
Interno (Scenografia Algida), 1959
Ragazzo con moto, 1961-1962

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