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Marcel Duchamp

di Stefano Bianchi

«Le tele di Duchamp non raggiungono la cinquantina e furono eseguite in meno di 10 anni. Infatti, abbandonò la pittura propriamente detta quand’era appena venticinquenne. Certo, continuò “a dipingere”, ma tutto quello che fece a partire dal 1913 si inserisce nel tentativo di sostituire la “pittura-pittura” con la “pittura-idea”. Questa negazione della pittura fu l’inizio della sua vera opera. Un’opera senza opere: i “ready-mades”, alcuni gesti e un lungo silenzio». Ciò che scrisse il poeta messicano Octavio Paz nell’Apparenza nuda, descrive "ad hoc" l’arte rivoluzionaria di Marcel Duchamp (1887-1968); l’importanza del concetto nell’opera d’arte. Il pittore, scultore e scacchista francese, spesso associato al Dadaismo e al Surrealismo, è stato fra i primi fautori della cosiddetta “open art”. Colui che osserva, cioè, contribuisce con la sua personale interpretazione all’atto creativo e al significato dell’opera.

E sono 14 gli assemblaggi “duchampiani” selezionati dalla prestigiosa collezione del Moderna Museet di Stoccolma ed esposti nella “costola” di Malmö. 14 capolavori creati dal 1913 in poi. Il termine ready-made, coniato dall’artista per descrivere gli oggetti che aveva selezionato, collocato in altri contesti e messo in mostra come Arte, aderisce alla perfezione alla Roue de bicyclette (1913), la ruota di bicicletta capovolta e poi avvitata sopra uno sgabello; al Porte-bouteilles (1914), lo scolabottiglie che si è conquistato dignità da scultura/totem; alla riproduzione della Gioconda di Leonardo da Vinci, con baffi e pizzetto, intitolata nel 1919 L.H.O.O.Q. (Elle à chaud au cul, letteralmente “lei ha caldo al culo”, liberamente “lei è eccitata”); alla pala da neve appesa al muro e intitolata nel 1915 In advance of the broken arm (Anticipo per il braccio rotto); alla fodera di una macchina per scrivere Underwood soprannominata nel 1916 …pliant,…de voyage (Pieghevole da viaggio). Punto focale della retrospettiva svedese è naturalmente la replica di Fountain, l’orinatoio in porcellana capovolto che Duchamp presentò nel 1917 in una galleria d’arte di New York. Il ready-made di tutti i ready-mades, è firmato R. Mutt ispirandosi tanto al nome dell’azienda produttrice dell’orinatoio (Mott Works), quanto al Mutt di una coppia di comici dell’epoca, Jeff & Mutt. E che nello “slang” americano “mutt” significhi “babbeo” e “cane bastardo”, la dice lunga sul potere ironico/dissacratorio di Marcel Duchamp.   

Marcel Duchamp
Fino all’11 settembre, Moderna Museet, Gasverksgatan 22, Malmö
tel. 0046-8-51955200


www.modernamuseet.se/en/Malmo

www.visitsweden.com

Foto: Fountain, 1917, © Succession Marcel Duchamp/BUS 2011
Installation view, Moderna Museet Malmö, © Terje Östling
Porte-bouteilles, 1914, © Succession Marcel Duchamp/BUS 2011

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