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Cadeau
Perpetual Motif
Le Violon d'Ingres
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Man Ray

di Stefano Bianchi

Enigmatico, irrequieto, visionario, ironico. Emmanuel Radnitzky in arte Man Ray (1890-1976) si è incamminato nel ‘900 elaborando fotografie, dipingendo quadri, assemblando oggetti, girando pellicole sperimentali. Ha toccato New York, Parigi, Los Angeles e di nuovo Parigi scandendo la creatività temporale fra Dadaismo e Surrealismo. Al Grande Avanguardista, Lugano dedica questa grande retrospettiva che traendo spunto dalle riflessioni raccolte nell’autobiografia intitolata Autoritratto, passa in rassegna più di 300 opere provenienti dalla Fondazione Marconi di Milano e da altri prestatori privati e istituzionali. Sapete qual è il colmo di Man Ray? Che forse non tutti lo conoscono, ma è come se lo conoscessero da un’eternità. Non sanno chi è, eppure almeno una volta nella vita hanno visto (nei musei, sui libri d’arte) le sue icone, talmente famose da esser diventate Pop: come il Cadeau (Regalo), che è un ferro da stiro capace di lacerare la biancheria con quella fila di 14 chiodi sulla piastra; o il metronomo che scandisce il ritmo (anzi, il Perpetual Motif) strizzando l’occhiolino; o ancora, il ritratto fotografico dell’amante/assistente/musa Kiki de Montparnasse con le 2 “f” della viola “tatuate” sulla schiena (Le violon d’Ingres) e l’assemblaggio di attaccapanni appesi al soffitto, talmente intricato da farsi Obstruction.

Questo e molto altro (incluse le rayograph, ottenute a partire dal 1921 appoggiando oggetti sulla carta fotografica), viene suddiviso nelle 3 sezioni principali della mostra: Gli anni della formazione (fino al ‘21), che Man Ray trascorre fra New York e Ridgefield (New Jersey), sede di una vivace colonia di artisti; Il periodo parigino (1921-1940), vissuto con i più grandi protagonisti del ‘900; Da Hollywood a Parigi (1940-1976), dedicata agli anni della guerra e al successivo ritorno in Francia. Cronologicamente parlando, vi sono inoltre spazi consacrati ai suoi geniali Man-ierismi: la passione per il gioco degli scacchi, il connubio realtà/finzione, la maschera e la personalità velata, la sperimentazione fotografica e cinematografica, la filosofia del Marchese de Sade… Da segnalare, infine, la serie di scatti fotografici di Dino Pedriali che ritraggono l’artista nell’ultima, eccentrica casa-studio di Montparnasse. Man Ray riposa nel cimitero del quartiere parigino insieme alla moglie Juliet. È stata lei ad apporre sulla lapide della tomba l’epitaffio Unconcerned but not Indifferent. Incurante ma non indifferente.     

Man Ray
Fino al 19 giugno, Museo d’Arte, Riva Caccia 5, Lugano
tel. 0041-58-8667214
Catalogo Skira, € 55


www.mda.lugano.ch

www.myswitzerland.com/it/home.html

Foto: Cadeau, 1974 (replica dell’originale, 1921)
Perpetual Motif, 1971 (replica dell’originale, 1923)
Le violon d'Ingres, 1924, new print 1980 ca.
Courtesy Fondazione Marconi, Milano, © Man Ray Trust / Prolitteris, Zurigo



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