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Europunk

di Stefano Bianchi

Il Punk? Va trattato come il Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo. Non è più, cioè, solo una questione nichilista di brutti, sporchi & cattivi che violentavano il rock, si torturavano con lamette e spille da balia e vomitavano il loro vittimismo. È a tutti gli effetti un movimento, quello che si è sfogato in modo anarcoide nel volgere di 5 anni (dal 1976 all’80) e che ha rivoluzionato le arti visive nel Regno Unito e in Francia (ma anche in Germania, Svizzera, Italia e Olanda) con un’agguerrita pattuglia di “graphic designers”, illustratori e agitatori. Il Punk, che sbeffeggiava l’arte ma voleva cambiare il mondo, si “musealizza” (guadagnandosi dignità artistica) con più di 550 manufatti celebri, misconosciuti e inediti fra abiti, “fanzines”, manifesti, ciclostili, ritratti, copertine di ellepì, disegni, collages e filmati.

Europunk, mostra kolossal” curata da Éric de Chassay (direttore dell’Accademia di Francia a Roma) e realizzata con la collaborazione di Fabrice Stroum (curatore indipendente associato al MAMCO di Ginevra, dove l’evento si trasferirà dall’8 giugno al 18 settembre), è tutto quello che avreste voluto sapere sul Punk ma non avete mai osato chiedere. È la definitiva consacrazione di menti creative quali Jamie Reid, che inventò il volto di Elisabetta stampato sulla Union Jack con occhi e bocca coperti dalle scritte God Save The Queen e Sex Pistols; Malcolm McLaren, ideologo e manager della band di Johnny Rotten e Sid Vicious; i Bazooka, team francese composto da 7 anime dannate e fumettare la cui nutrita produzione esce finalmente dall’anonimato. L’Odissea Punk nasce nel ‘76 col primo passaggio tv dei nevrotici Sex Pistols nel programma So It Goes, per la Granada Television di Manchester, e muore nel ‘79 col primo passaggio dei sepolcrali Joy Division di Ian Curtis sulla BBC. Fra l’inizio e la fine (lo raccontano e lo visualizzano 8 sezioni) la memoria corre alla “punkzineSniffin’ Glue di Mark Perry; alla deflagrazione politica dei Clash con White Riot, seguita a ruota dall’impegno propagandistico dei Crass e del collettivo olandese Raket; al Punk Italiano degli Skiantos e della Kandeggina Gang; all’estetica del caos che convive col ritorno all’ordine delle forme e delle immagini innescando lo sbocco commerciale della New Wave. Ma che il Punk continui a lottare e a vivere insieme a noi, lo testimoniano i progetti site specific” di Francis Baudevin, Stéphane Dafflon, Philippe Decrauzat e Scott King. L’urlo del “No Future”, in definitiva, suona più che mai attuale.

Europunk
La cultura visiva punk in Europa, 1976-1980
Fino al 20 marzo, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, viale Trinità dei Monti 1, Roma
tel. 0667611
Catalogo Drago, € 39


www.villamedici.it

Foto: Malcolm McLaren, Bernie Rhodes e Glen Matlock, Manifesto per il concerto dei Sex Pistols, 1976, collezione Stolper/Wilson
Jamie Reid, Manifesto per l’uscita di Sex Pistols, God Save The Queen, 1977, collezione Stolper/Wilson
The Clash, (White Man) In Hammersmith Palais E.P., 1978, collezione privata

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