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Andy Warhol: The Early Sixties

di Stefano Bianchi

Via dall’illustrazione pubblicitaria, c’è da costruirsi un’indipendenza pittorica che ruoti attorno ai media e al consumismo di massa. Inizia a dipingere fumetti, Andy Warhol: Superman, The Little King, Popeye. Sgocciolanti di colore, alla maniera gestuale dell’Espressionismo Astratto. Ma c’è chi lo fa già da tempo: Roy Lichtenstein, che riproduce fumetti contornandoli con precisione. E allora, ci vuole una svolta. Vera. A metà aprile del 1961, Warhol allestisce le vetrine di Bonwit Teller, a New York. Dietro a 5 manichini che sfoggiano abiti a fiori e tessuti leggeri come brezze primaverili, appende altrettanti quadri: Superman, The Little King e Popeye, catturano l’attenzione dei passanti; Advertisement, “puzzlepubblicitario in bianco e nero di tinture per capelli, protesi, nasi nuovi, braccia muscolose e quell’“elisir di giovinezza” chiamato Pepsi-Cola, riflette invece le ossessioni personali di Andy (calvizie incipiente, naso sgradevole, corpo sgraziato) ma al tempo stesso annuncia che sì, c’è sempre la possibilità d'un facile rimedio che offrirà salute e felicità. È il pensiero sulla condizione umana secondo Warhol, ancor più efficace in Before and After, versione gigante della pubblicità di un chirurgo plastico che mostra 2 immagini di profilo della stessa donna: prima e dopo l’operazione. Dal naso da strega, al nasino all’insù come quello delle “starlettes” hollywoodiane. Con Before and After, Andy Warhol smette di essere grafico pubblicitario per trasformarsi in protagonista della Pop Art.
 
Before and After, è uno dei capolavori in mostra a Basilea che focalizzano gli Early Sixties: 4 anni fondamentali, dal 1961 al ’64, che sintetizzano l’arte warholiana in assoluto più bella, efficace, importante. Warhol ingrandisce pubblicità ritagliate dai rotocalchi: il televisore a soli $ 199 contornato da “drippings” e il piede coi cerotti che fanno miracoli contro i calli. Esaspera e ridicolizza gli “hobbies” dell’americano medio con cruciverba che all’improvviso si spezzano e il Do It Yourself: fiori da completare unendo numero a numero con la matita. Poi, trasforma la pubblicità in “totem”, simbolo, icona raggelante, allineando sulle tele decine di bottiglie di Coca-Cola e barattoli di Campbell’s Soup. E reclamizza il Dio Dollaro tratteggiando rotoli di banconote e poi moltiplicandole all’infinito (Dollar Bills). Arriva perfino a ridurre in caricature George Washington (1 dollaro) e Abraham Lincoln (5 dollari). Prende a sfruttare il “glamour”, l’artista di Pittsburgh, con l'imperativo categorico di cristallizzare i miti. Di più: li “divinizza” alla stregua di icone religiose. Riproduce, così, il volto di Liz Taylor e poi lo “trucca” beffardamente quasi a volerne esorcizzare la morte prematura (nel ’63, si era sparsa la voce che l’attrice non godesse di buona salute); raffigura Elvis Presley (moltiplicandolo per 4) non da Re del Rock’n’Roll ma da cowboy con una luce di psicopatìa negli occhi. Quello sguardo, chissà?, sta vedendo la morte in faccia. Una morte violenta, rapida e spettacolare come la copertina gigante del New York Mirror che strilla a caratteri cubitali 129 Die in Jet!, o la serie Death & Disaster strappata alla cronaca nera che inanella fermi-immagine d’incidenti stradali, suicidi, cadaveri, automobili accartocciate. Ogni singola morte ha il suo cromatismo Pop. E a celebrarne il funerale, ci penseranno i Flowers.
 
Andy Warhol
The Early Sixties
Paintings and Drawings 1961 – 1964
Fino al 23 gennaio, Kunstmuseum Basel, St. Alban-Graben 16, Basilea
tel. 0041-61-2066262
Catalogo Hatje Cantz, 64 franchi svizzeri
 
Per visite guidate in italiano: Isabelle Plattner
(isabelle.plattner@bs.ch)
 
 
 
 
 
Foto: Silver Liz (Ferus Type), 1963, © Sammlung Froehlich, Stuttgart
Big Torn Campbell's Soup Can (Vegetable Beef), 1962, © Kunsthaus Zürich
Do It Yourself (Flowers), 1962, © Daros Collection, Schweiz
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / 2010, ProLitteris, Zürich
 

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