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Banksy. Il terrorista dell'Arte

di Stefano Bianchi

È talmente invisibile e incredibile, Banksy, che Sabina De Gregori meriterebbe l’Oscar per averlo metaforicamente snidato e concretamente raccontato e visualizzato attraverso i suoi “stencils”. È lei, ginevrina e romana d’adozione, studiosa dei linguaggi del contemporaneo e della Street Art, a svelarci la vita segreta del “writer” nel volume Banksy – Il terrorista dell’arte. Chi si nasconde dietro questa firma? Un singolo individuo, o un collettivo di artisti? Chi è il graffitista che nel 2005 ha disegnato una serie di “trompe-l’oeils” sul Muro di separazione israeliano? E come ha fatto a comparire nella lista del Sundance Film Festival 2010, all’ultimo istante, con Exit Through The Gift Shop? Un bel rebus, Banksy. Col parigino Invader, altrettanto invisibile, è senz’altro l’artista urbano più famoso in assoluto. Nessuno sa chi sia, né dove abiti. È nato e cresciuto a Bristol, ma la certezza è flebile come la fiamma di una candela. Sono invece più che certe le sue testimonianze pittoriche: “blitz” memorabili, mordi-e-fuggi nei garage sotterranei, sui muri e negli angoli di Londra prendendo a schiaffi ”establishment”, potere, guerra e consumismo. La sua Guerrilla Art, pacifista e anticapitalistica, reiterata e ricorrente come i manifesti pubblicitari, ha fruttato capolavori dello “stencil” (la maschera normografica che consente di riprodurre in serie forme, simboli e lettere) che questo libro documenta con meticolosità strada dopo strada, muro dopo muro.

Un’ipotetica Banksy Anthology, non potrebbe rinunciare ai 2 poliziotti gay che si baciano appassionatamente, alla finestra tatuata sul muro di un palazzo con l’amante nudo appeso al cornicione, ai topi pacifisti, a quelli “deejay” e a quelli di fogna, al “black bloc” che scaglia contro la polizia un mazzo di fiori, a Vincent Vega (John Travolta) e a Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) colti in una sequenza di Pulp Fiction mentre impugnano banane stile Andy Warhol anziché pistole, alla cameriera che scosta il manto stradale come fosse una tenda dietro cui nascondere la polvere… Banksy, ed è la sua genialità, passa con disinvoltura dal grottesco (la Morte con la faccia di Smile), al romantico (la bambina che si lascia sfuggire di mano il palloncino a forma di cuore); dal tetro (la bimba-simbolo della guerra in Vietnam che dopo lo scoppio di una bomba al napalm scappa via tenuta per mano da Mickey Mouse e da McDonald), al comico (la guardia reale inglese sorpresa a orinare contro un muro). Talvolta, eludendo la sorveglianza, Banksy ha violato la sacralità dei musei. Travestito da pensionato, o con il volto nascosto da un cappello, è stato ripreso dalle telecamere a circuito chiuso mentre attaccava le sue opere fra i massimi capolavori dell’arte. Dal Louvre di Parigi alla Tate Gallery di Londra, passando per il MoMA di New York, alla Gioconda leonardesca ha affiancato la Gioconda/Smile, alla warholiana Campbell’s Soup la zuppa Tesco, a un ritratto di gentildonna la sua gemella con maschera antigas. La stampa lo incensa, lo “star system” lo adora, le sue opere formato galleria d’arte vengono contese dai collezionisti. 1, 10, 100, 1000 Banksy. Ma esiste davvero?    

Sabina De Gregori, Banksy – Il terrorista dell’arte, Castelvecchi, Collana I Timoni, 254 pagine, € 25

www.castelvecchieditore.com

www.banksy.co.uk

Foto: Le opere di Banksy non sono coperte da copyright, ma libere di essere riprodotte in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo

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