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Arret de temps
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Arman

di Stefano Bianchi

Violini che si disintegrano, immondizia pigiata con furore nel plexiglass, poltrone decomposte, pianoforti esplosi, orologi, dentiere, scarpe, bambole, monete, maschere a gas… Fra i Nouveau Réalistes che dal 1960 al ’70 decretarono il “de profundis” della pittura gestuale e materica (da Tinguely a Rotella, passando per Christo, César, Spoerri e Villeglé), Armand Pierre Fernandez detto Arman (1928-2005) è stato il grande accumulatore di oggetti, scarti, vite, morti da imprigionare dentro grandi teche. Potrà non piacervi, la sua Arte da Discarica. Esclamerete “avrei potuto farlo anch’io. Un paio di martellate e via”. Ma nel Nouveau Réalisme, Arman è stato colui che meglio ha interpretato i “nuovi approcci percettivi del reale” fondendo l’arte con la crudezza della metropoli e il fragore dell’industria, gomito a gomito coi paradossi della società dei consumi. Arman va centellinato come il buon vino. Ponderato e poi metabolizzato.

Va vissuto dal principio alla fine in questa retrospettiva che a Parigi mette in scena 120 opere assemblate dalla seconda metà degli Anni ’50 fino agli ultimi battiti del secolo scorso. «Ho iniziato come pittore», dichiarò, «per poi scoprire la necessità di toccare fisicamente ciò che dipingevo. Così, catturai il colore dai tubetti, lo fissai nel plexiglass o nella resina, e la pittura si trasformò in oggetto». Le metamorfosi di Arman, dall’Informale all’Oggetto, si susseguono negli spazi del Centre Pompidou: ci sono i Cachets, ovvero i “timbrisu carta replicati ossessivamente; le Allures d’objet, ossia le tracce e le impronte; le Poubelles: porzioni catalogate d’immondizia; gli oggettiserializzati”: a prima vista identici, ogni volta diversi; Colères e Coupes: creazioni che prendono vita dalla distruzione. Bruciate, torturate, rotte durante “happeningsd’arte marziale e spirito dadaista e poi fissate sulle tele o affogate nel cemento a presa rapida. E ancora: statue di bronzo che si scompongono fino a somigliare a “robots”. Violini e violoncelli spaccati e archeologicamente imprigionati in una resina che simboleggia la lava di Pompei. Motori d’automobile accumulati e trasformati in sculture (straordinaria la sezione Arman and Renault: Art and Industry). «In realtà, mostrando la catastrofe, eseguo l’atto della conservazione». È l’arte di Arman. Dentro, c’è la nostra vita.

Arman
Fino al 10 gennaio 2011, Centre Pompidou, place Georges Pompidou, Parigi 
tel. 0033-1-44781233
Catalogo Éditions du Centre Pompidou, € 44.90


www.centrepompidou.fr

www.artesia.eu

www.tgv-europe.com

Foto: Poubelle des Halles, 1961, © Philippe Migeat, Collection Centre Pompidou, Dist. RMN
Arrêt de temps, 1963, © Jean-Claude Planchet
Tuez-les tous, Dieu reconnaîtra les siens, 1961, © Jean-Claude Planchet

© ADAGP Paris 2010

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