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Salvador DalÝ. Il sogno si avvicina

di Stefano Bianchi

Il sogno si avvicina. Bastano 4 parole per sintetizzare l’arte visionaria di Salvador Dalí, il “grande paranoico” che una volta disse: «La scoperta delle immagini invisibili era scritta nel mio destino. Vedere le immagini prendere una forma sempre più precisa quando fissavo le macchie di umidità di un vecchio muro, costituì uno dei giochi preferiti e più avvincenti della mia infanzia. Potevo vedere qualsiasi cosa, tanto è prolifica la fonte delle visioni paranoiche». Al genio surrealista di Figueres (1904 - 1989) Milano dedica questa mostra avvincente scegliendo Palazzo Reale, dove Dalí espose nell’ottobre 1954. Si punta, stavolta, con la forza di 50 opere, sull’uomo dai tanti volti ancora da scoprire. Non sul ribelle, sul sovversivo, sul provocatorio, ma sull’intimista che dipinge “luoghi dell’anima”: intrecci d’assurdo e irrazionale che sempre si legano a memorie personali e alla realtà. La natura, per Dalí, è un’ossessione da trasporre sulla tela con spazi inospitali popolati da individui mutanti, costellati da architetture che si solidificano e poi si liquefano. Sono i suoi paesaggi interiori, spesso ispirati alla mitologia, che profetizzano senza volerlo scenari post-atomici. Ma dietro questi “teatri dell’assurdo” pulsano ricordi privati e memorie familiari. Nell’illeggibilità del paesaggio, c’è l’esistente fatto di luci, atmosfere e cieli tersi “rubati” alla sua terra: l’Alto Ampurdán, Figueres, Cadaqués, Port Lligat. Geografie estreme, che si allungano sulle sponde del Mediterraneo appena oltre il confine con la Francia.

L’altro Dalí, che privilegia il silenzio per svelare il misticismo, la religione e la spiritualità, si snoda dunque lungo un percorso articolato in 6 Stanze che mettono in scena paesaggi storici (guardare dietro di sé e intorno a sé), autobiografici (guardare dentro di sé), dell’assenza (guardare oltre il sé) e l’Epilogo. Ecco la Stanza della Memoria, dove l’artista catalano rielabora Classicismo, Rinascimento e Barocco fino alla manipolazione estrema della Venus de Milo aux tiroirs. La Stanza del Male, regno di orrori bellici e future apocalissi nucleari che culminano nel Visage de la guerre. La Stanza dell’Immaginario, surrealistica e freudiana, che libera l’introspezione e l’esplorazione di sé con Les trois ages e la Ricerca della quarta dimensione. La Stanza dei Desideri, dove l’esperienza surrealista si trasforma in spazio abitativo con la celebre Stanza di Mae West, filologicamente ricostruita dall’architetto Oscar Tusquets Blanca, collaboratore di Dalí, con le fattezze del volto della diva americana e Dalílips, il divano a forma di sensuali labbra. La Stanza del Silenzio, che azzera la figura umana permettendo al paesaggio di trionfare, metafisicamente, nel Cammino dell’enigma. La Stanza del Vuoto, dove gli scenari si fanno sempre più desolanti e infine astratti come testimonia Il rapimento di Europa, l’ultimo olio dipinto dall’artista prima di morire. L’Epilogo, fatalmente, s’intitola Destino: il cortometraggio realizzato con Walt Disney negli Anni '40, rimasto incompiuto e completato nel 2003 grazie ai disegni originali di Dalí, più che mai messaggero dell’inconscio, del senza tempo, dei nostri sogni, delle nostre paure.

Salvador Dalí
Il sogno si avvicina
Fino al 30 gennaio 2011, Palazzo Reale, Sala delle Otto Colonne, piazza Duomo 12, Milano
tel. 0254913
Catalogo 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore, € 35 in mostra, € 49 in libreria


www.mostradali.it

CoolMag Tube: http://www.youtube.com/coolmagtube?gl=IT&hl=it#p/u/2/ADmuauN9Dfg

Foto: Salvador Dalí, © Jordi Socias
Dalílips, 1975, collezione privata
Smaterializzazione del naso di Nerone, 1947, © Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, by SIAE 2010

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