Coolmag - art

Invader Selfportrait
Rainbow Rubik
Rubik Sculpture
home - art




Invader alla conquista di Roma

di Stefano Bianchi

Ha scalato i cornicioni di New York, si è arrampicata sui muri di Londra, ha sfiorato le finestre di Parigi, ha pacificamente “occupato” Los Angeles, Hong Kong, Berlino, Bangkok e Katmandu. 40 metropoli in 8 anni di “space invasions”. Nemmeno Roma le è sfuggita: dagli angoli vetusti, alle lapidi votive, fino a quell’angolo di muro lassù, a pochi passi dall’Altare della Patria. È la Street Art a 2, 3 metri d’altezza di un artista anonimo, parigino, classe 1969, che si fa chiamare Invader. «La mia è una sperimentazione artistica», dice. Un “blitz” continuo, cioè, di reali e virtuali, visibili e anonimeinterferenze” nel paesaggio urbano. Invader lavora su piccole mattonelle colorate, le dispone a mosaico e le attacca alla pelle delle città. Soggetto: gli alieni di Space Invaders, il mitico videogame giapponese Arcade sviluppato nel ’78 da Toshihiro Nishikado, che in pochi anni generò un fatturato di 500 milioni di dollari puntando su una regola piuttosto semplice: il giocatore controllava un cannoncino mobile, che si muoveva orizzontalmente sul fondo dello schermo del computer e doveva abbattere uno ad uno gli alieni che zigzagando si avvicinavano alla Terra. Nel caso di Invader, è sempre e comunque “game over”: gli alieni, indisturbati, invadono schegge di metropoli. E là rimangono, a imperitura memoria.

Ma siccome la sua arteoutdoor” da anonima è diventata famosa in tutto il mondo, ecco che i pezzi più pregiati si sono metaforicamente staccati dai muri per finire “indoor” nelle mostre di New York, Parigi, Los Angeles, Newcastle, Londra e Roma, che accoglie nella prima personale italiana i frutti più creativi del suo lavoro: dai marziani tascabili in bianco e nero e in technicolor, al RubikCubism che citando il celebre rompicapo dà vita a sculture e immagini estrapolate dalla storia dell’arte e dalla cultura di massa. Ammirando certi piccoli capolavori, come la “mosaicizzazione” delle copertine degli ellepì (da Abbey Road dei Beatles a London Calling dei Clash) vien voglia d’esclamare: meno male che Invader c’è.

Invader
Roma 2010 and other curiosities
Fino al 21 dicembre, Wunderkammern, via Gabrio Serbelloni 124, Roma
tel. 0645435662


www.wunderkammern.net

www.space-invaders.com
 
Foto: Invader Selfportrait, 2007
Rainbow Rubik, Mosaic, 2005
OIFI2, Rubik Sculpture, 2005
© Space Invader

stampa

coolmag