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Cinema in Dvd: Baarìa

di Redazione

Molto più di Bagheria. Molto più della Sicilia dove Giuseppe Tornatore (perdonatemi il gioco involontario) non riesce a non tornare. È molto più grande questo film che vorrebbe inghiottire tutta una regione, tutto un mondo e una macro/storia lunga mezzo secolo che ha visto l’Italia passare dal Fascismo agli Anni ’80 attraverso il secondo conflitto mondiale. Grande progetto, piccolo kolossal. Così, l’ambizioso dipanarsi di un’epopea che richiama nel modo di porsi il grande affresco di C’era una volta in America e che per non tradire le aspettative dev’essere corale e lunga almeno 2 ore e mezza, prova a narrarci la Storia attraverso le vicende e le vicissitudini di 3 famiglie. La storia attraverso le storie. Sì, è vero: storia già vista, scritta, sedimentata. Ma non c’è l’ingenuità e la sincerità neorealista, nè l’esagerazione e la ricerca formale di Sergio Leone. Rimane un senso di cinematografia che è residuo di un cinema passato, ma che se ben sviscerato si sfalda nelle mani rivelandosi manierismo, gusto del colorismo e non studio sul colore. Protagonista principale Peppino Torrenuova, illuminato e determinato dalle tante figure che gli gravitano attorno: parenti e familiari, ovviamente. Quella famiglia di cui è parte e la famiglia che riuscirà a costruire; ma anche le istanze che hanno segnato l’Italia post-fascista transitata attraverso Benito Mussolini e approdata alla Democrazia Cristiana. Costretto a lasciare la scuola (che qui non dà futuro, o perlomeno non a tutti), riesce prima a far fortuna appropriandosi di quella altrui per poi scontare la deviazione morale trovando l’amore per Mannina e la passione per una giustizia che sfocia nell’impegno politico. Peppino, dunque, è un personaggio schierato in un film politico e di sinistra che però si costruisce (ancora il legame col cinema del passato) come un kolossal d’autore. Ossimoro pericoloso, che Tornatore risolve optando per lo sguardo del bambino. Una semplicità che da scelta poetica rischia di diventare opzione commerciale, occhiolino strizzato al grande pubblico. Il centro di Baarìa è infatti l’amore che vince gli ostacoli e le costrizioni della realtà. La famiglia di Mannina che con forza si oppone al suo matrimonio con Peppino, non può che cedere il passo alla forza dei 2 giovani che vincono quelle consuetudini e quelle tradizioni che sembrano invece vincere Bagheria e la Sicilia in una rete di fissazioni culturali e circoli chiusi. Alla fine, però, a rimanere in mente non sono le cancrene e le malattie ma la “fuitina” e l’amore, la famiglia come casa e legame, la lotta per il giusto e il male della mafia.

Il personaggio più riuscito, vertice genealogico dei fatti narrati, è Ciccio: pastore che tra i campi riesce a coltivare la passione per i poemi e le gesta cavalleresche. Icona favolistica, conserva la vena romantica del Don Chisciotte perdendone però il gusto del grottesco; fa da padre (anche morale) della famiglia e della sua storia sancendo il suo legame con l’ideale e la ricerca di un valore che superi la realtà e magari la cambi. D’altronde, è sempre stata favolistica l’impronta del regista cui è spettato l’arduo compito di conciliare amarezza e allegria con risultati talvolta memorabili (Nuovo Cinema Paradiso). Cinema cinema cinema, il suo. Inno, circolo vizioso, passione. Il rischio, però, è di indugiare nella cinematograficità che è proprietà e non sostanza. Non riempibile con un quartiere, né con una regione e tantomeno con la Storia. Tornatore, in questo caso, spinge troppo sul cinema autocompiaciuto sapendo di percorrere strade che già hanno conquistato il pubblico e dovrebbero riconquistarlo. Invece, trova più facilmente la freddezza dello spettatore che percepisce di consumare una pietanza condita con gli avanzi. Il ritorno ai luoghi di nascita, infatti, è troppo carico di ricordi e di emozioni. Tornatore non riesce a non idealizzare quei luoghi dove è stato e ora non è più. Il non essere più, dà alle cose un sapore più dolce, a volte più amaro, comunque più saporito. Più cinematografico. Meglio, semmai, usare quest’occhio elettronico per scandagliare le contraddizioni nascoste nella storia attraverso lo sguardo meccanico (Dziga Vertov) o l’analisi e la decostruzione (Jean-Luc Godard). Questo sarebbe cinema di sinistra. Altrimenti, scegliere la via dell’alienazione attraverso il sogno e l’immagine, ma senza pretendere di ricostruire un quartiere, una città, la storia. Quando il cinema progetta di fuggire da se stesso, rischia di perdersi (o peggio) di ingannarsi. Perciò, preferisco guardare Baarìa come a un film piuttosto che a un ritratto. Ed è allora che si rivela, dopotutto, un film d’autore. Di un autore che rende omaggio a quella vita che di cinema e Sicilia s’è nutrita.

Baarìa (Medusa Home Entertainment)
Regia: Giuseppe Tornatore
Cast: Francesco Scianna, Margareth Madè, Lina Sastri, Angela Molina, Nicole Grimaudo, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Gaetano Aronica, Alfio Sorbello, Lollo Franco, Giovanni Gambino, Giuseppe Garufi. Con la partecipazione di Aldo Baglio, Raoul Bova, Paolo Briguglia, Luigi Maria Burruano, Laura Chiatti, Giorgio Faletti, Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Corrado Fortuna, Nino Frassica, Leo Gullotta, Gabriele Lavia, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso, Marcello Mazzarella, Vincenzo Salemme, Monica Bellucci, Michele Placido
Anno: 2009
Durata: 160 minuti
Audio: Italiano Dolby Digital 5.1
Sottotitoli: Non udenti
Contenuti Speciali Disco Singolo: Commento regista, Trailer
Contenuti Speciali Disco Doppio: Commento regista, Trailer, Backstage, Speciale, Conversazione con Giuseppe Tornatore, Scene tagliate, Galleria fotografica, Bozzetti

www.medusahe.it

Foto: Medusa Film

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