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Tim Burton

di Redazione

«Tim Burton al cimitero di New York!». Il registadark” definì così un museo di Los Angeles, quando da ragazzino vi mise per la prima volta piede. Tim Burton, all’epoca, non era certo un tipo facile. E se vostro figlio anzichè frequentare oratori, palestre e scuole d’ogni genere vi chiedesse di accompagnarlo ogni santo giorno nel vicino “dormitorio” dei morti? Comincereste a porvi qualche domanda, in quanto genitori… Ma il mondo onirico e fantastico di Mr. Burton, in mostra nel prestigiosissimo “cimitero” di Manhattan (chiamato più semplicemente MoMA da tutti gli altri esseri umani) vi condurrà con mano sudaticcia e tremolante nel cervello del visionario californiano. Tim Burton è esattamente ciò che ci racconta sul grande schermo. È lui il protagonista, e le sue visioni sono l’estensione fantastica di un poeta visivamente contemporaneo. La mostra (mai termine fu più azzeccato) è un mix di sculture, disegni (molti) e video d’inizio carriera. E sorprende, il maledetto Tim, per l’incredibile capacità di creare personaggi inesistenti concepiti da uno schizzo su un foglio per tenere impegnata quella testa che altrimenti sarebbe rimasta nascosta dietro la macchina da presa.

Tim Burton è ordinato. Il suo archivio di disegni su carta, a china, penna, matita, acquarello e quant’altro, è immenso e incredibile. Ogni singolo foglio, vi proietterà in un mondo magico e un po’ ostile dove nessuno ha mai osato portarvi. I suoi films (da Edward Mani di Forbice a Beetlejuice, fino all’ultimo Alice in Wonderland ) nascono proprio da lì. Mentre passeggio, metto insieme pezzi della mostra immaginando la sua casa e la sua vita da mostriciattolo simpatico e gotico. Sì, perché la sua genialità sta nel mescolare dark, fantasy, horror e gotico. Rivedere per credere Mars Attack. E la sua continua ricerca di personaggi spettrali nasce dalla collezione infinita di pellicole horror e fumetti raccolti da quand’era adolescente. Mettetevi in coda. È pieno zeppo di visitatori, non si respira, manca l’aria, fa caldo, fa freddo, vien voglia di uscire e ogni tanto gira la testa. Non sarà per caso uno scherzo del diabolico Tim? Forse sì, forse no. Anch’io, guardando le pareti piene di disegni che urlano, mi sono sentito un po’ icona di uno dei suoi gironi infernali. Che mostra! Che mostri! Approfondite anche voi il talento di Tim Burton, prima del suo funerale. Ma sono certo che lui, “post mortem”, ne sarebbe felice. Tornerebbe, in fin dei conti, da dove è partito. Cioè dal cimitero.
 
Tim Burton

Fino al 26 aprile, The Museum of Modern Art, 11 West 53 Street, New York

tel. 001-212-7089431 

Catalogo MoMA, $ 19.95


 
 
 
Foto: L’ingresso della mostra, © Giuseppe Mastromatteo 

Blue Girl with Wine, 1997, collezione privata 

Untitled (Creature Series), 1992, collezione privata 

© 2009 Tim Burton

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