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Etiquette by Man Ray
Bambola by Depero
Raymond Meier
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Corpo, automi, robot

di Peppo Delconte

Il dottor Frankenstein non abita più qui. La grande mostra dislocata in 2 ville di Lugano è dedicata a un tema ancora di scottante attualità, ma finalmente liberato dal mito dello scienziato pazzo e delle sue improbabili creature. Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia, affronta il rapporto fra il corpo umano e le sue rappresentazioni: soprattutto per quanto riguarda i diversi tentativi d’imitazione (automi) e sostituzione (robot). Dai reperti archeologici ai giocattoli meccanici, dalle opere d’arte alle vestigia relative a teatro, cinema e musica, fino alle più recenti e sofisticate strutture robotiche, il percorso storico che viene proposto parte dall’antica Grecia e passa attraverso i progetti di Leonardo, per arrivare agli automi meccanici del 18° secolo (contemporanei alla rivoluzione industriale) e infine alle meraviglie dei tempi nostri. La mostra è divisa in 2 sezioni: la prima (a Villa Ciani) sullo sviluppo delle tecnologie degli automi fino agli androidi contemporanei; la seconda (a Villa Malpensata) sulle creazioni artistiche. Ci si può soffermare sugli oggetti che più coinvolgono: dalle straordinarie creature meccaniche settecentesche, alle “macchine inutili” di Bruno Munari; dai dipinti dei futuristi fino alla “cyber art” e alle installazioni del nuovo millennio. Oltre al fascino dell’utopìa tecnologica, è possibile cogliere l’ironia dissacrante degli artisti: come nelle “bambole” di Fortunato Depero, o nei manichini inquietanti di Man Ray e Raymond Meier.

L’approccio interdisciplinare svolge un ruolo importantissimo, mostrando quanto artisti e scienziati siano stati sempre accomunati in questa grandiosa ricerca che parte dal primo mistero dell’universo su cui ha indagato l’homo sapiens, cioè il suo stesso corpo: lo straordinario sistema vivente che con la sua complessità e dinamica è da sempre fondamento non solo degli studi medico-biologici, ma anche delle altre scienze e più in generale delle arti. Come ci insegnano persino i neonati, è dal nostro corpo che prende avvio il cammino della conoscenza e la nostra straordinaria evoluzione; è nella sua parte più complicata (il cervello) che sono custoditi tutti i micro strumenti necessari ad essa. E non sorprende che proprio da ciò venga stimolata la nostra curiosità, fino a spingerci a ipotizzare automi e robots che in qualche modo replichino il modello naturale. Il vasto assemblaggio d’idee e immagini, si traduce dunque in un’ottima occasione per riflettere sull’evolversi di questo affascinante nodo culturale (il rapporto uomo-macchina), che, dopo aver attraversato i secoli, ha toccato lo zenit nella seconda metà del ‘900. Infatti, dagli albori della cibernetica e della teoria dell’informazione, le illusioni d’un facile passaggio dal corpo dell’animale-uomo alle macchine replicanti hanno ricevuto una nuova spinta per poi rapidamente ridimensionarsi: quando, soprattutto grazie agli ultimi sviluppi della genetica e della neurobiologia, si è fatta ulteriore luce sul corpo come rete di sistemi che si autoproducono e quindi sulle incancellabili differenze tra le forme di vita e le strutture tecnologiche che le imitano. Così si procede, cancellando gli arcaici miti alla Frankenstein e approfondendo le indagini più serie. Difficile dire se tutto questo rientrava nelle intenzioni dei curatori della mostra. Certo, nonostante la divisione in 2 sezioni, si è stimolati a un approccio interdisciplinare del mondo della conoscenza che purtroppo le divisioni specialistiche hanno spesso fatto dimenticare e che invece era alla base della ricerca (sia scientifica sia artistica, durante il Rinascimento), nonché dei sogni avveniristici di un genio come Leonardo. Ben vengano occasioni come questa, per rifletterci sopra.

Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia
Fino al 21 febbraio, Museo d’Arte (Villa Malpensata e Villa Ciani), Riva Caccia 5 e Parco Ciani, Lugano
tel. 0041-58-8667214
Catalogo Mazzotta, € 45


www.mda.lugano.ch

www.myswitzerland.com

Foto: Man Ray, Etiquette (Coat Stand), 1919-1920, Courtesy Fondazione Marconi, Milano, © Man Ray Trust/2009, ProLitteris Zürich
Fortunato Depero, Bambola blu, 1917, Collezione privata, © ProLitteris
Raymond Meier, Senza titolo, 1990 ca., Collezione privata  














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