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Nicola Bolla
Gabriele Arruzzo
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Love Me Fender

di Stefano Bianchi

L’hanno suonata Keith Richards, Eric Clapton, Buddy Holly, John Lennon, George Harrison, Frank Zappa, Kurt Cobain, John Frusciante, Johnny Marr, Steve Ray VaughanJimi Hendrix, a Woodstock ’69, ha inanellato assoli sulla sua “white Strato”. La Stratocaster bianca. Modello entrato nell’immaginario collettivo come la chitarra elettrica per eccellenza. Griffata Fender, l’azienda produttrice di strumenti musicali fondata nel 1946 da Leo Fender. Dal Rock’n’Roll in poi, Fender ha scandito il suono del 20° secolo, coagulato uno stile di vita, forgiato l’identità collettiva. Ci si è innamorati e ci si innamora, della chitarra Fender. Al punto da storpiare uno dei più celebri pezzi di Elvis Presley, Love Me Tender, in Love Me Fender. Dichiarazione d’amore assoluto. Titolo di questa mostra che promuove le Fender a opere d’arte dalle forme inconsuete e dai colori brillanti.

A pennellate di pittura e colpi di scultura, tratti di disegno, scatti fotografici e installazioni, 20 artisti (Massimiliano Alioto, Andy, Gabriele Arruzzo, Matteo Basilé, Alessandro Bazan, Nicola Bolla, Bugo, Crash, Francesco De Molfetta, Nicola Di Caprio, Pablo Echaurren, Daniele Galliano, Fausto Gilberti, Daniele Girardi, Hubertus von Hohenlohe, Marcello Jori, Thorsten Kirchhoff, Francesco Lauretta, Marco Lodola, Bartolomeo Migliore, Laurina Paperina, Tom Porta, Laboratorio Saccardi, Mauro Sambo, Maurizio Savini, Nicola Verlato) rivisitano il mito Fender oscillando fra Arte e Musica. Se la chitarra elettrica, per Nicola Bolla, è una Vanitas da tempestare di strass, per Nicola Verlato è un infernale rigurgito metal. Daniele Galliano la sintetizza nelle strofe dell’"hendrixiana" Hey Joe? Gabriele Arruzzo la immerge in una spirale psichedelica e Bartolomeo Migliore ne sublima il logo per poi “tatuarlo” sul nero vinile. E così via. Di Fender in Fender. Poi ci sono le reliquie. Una sezione della mostra, infatti, è dedicata ai cosiddetti "memorabilia": foto, strumenti, riviste, manoscritti, manifesti, Lp, 45 giri e altri oggetti unici, che partono dagli Anni ’50 e provengono dalla collezione Fender e da altre, invidiabili collezioni private. Che la Fender sia con voi. E con il suo assolo.

Love Me Fender
Fino al 31 gennaio, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, Palazzo Sanguinetti, Strada Maggiore 34, Bologna
tel. 0512757711
Catalogo Damiani Editore, € 20 in mostra, € 25 in libreria


www.museomusicabologna.it

Foto: Nicola Bolla, Vanitas Stratocaster, 2009
Gabriele Arruzzo, Senza Titolo (Endless Summer), 2009
Nicola Verlato, Hell Raiser

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