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Il curioso caso di Benjamin Button
Brad Pitt Benjamin Button
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Cinema in Dvd: Il curioso caso di Benjamin Button

di Redazione

Aveva ragione Mark Twain quando diceva che la giovinezza è sprecata dai giovani, e sarebbe molto meglio se la potessimo vivere con l’esperienza degli anziani. Ce la gusteremmo appieno, dunque? Gli antichi greci credevano in un tempo circolare ed eterno; in un eterno ritorno all’interno, del quale il nostro percorso unidirezionale è prospettiva piccola e particolare. Poi Dio scese in terra e creò una frattura nel tempo. È da allora che attraverso la mitologia cristiana l’Occidente cominciò a vedere il tempo come una linea retta. Da A a B. Percorso direzionato, scelto, predestinato. Nella vita dell’uomo, il tempo divenne corsa verso la vecchiaia. Maturità in quanto fine. Anche Benjamin corre verso la morte, come noi spettatori. Il tempo lo vince. Eppure sembra (guardando Il curioso caso di Benjamin Button) di assistere a quelle storie di vampiri dove un uomo, o una donna, osservano il passare del tempo rimanendo curiosi spettatori; guardando da un roccia dove il mare non arriva, ma anzi se ne possono cogliere i movimenti dall’alto. Impressione che cade, però, quando vediamo la morte e la deficienza che attende la vecchiaia mettere le mani, o gli artigli, sul bellissimo e giovane Benjamin. E allora no, la risposta è no. Non ci godremmo appieno la giovinezza, se fossimo vecchi. Perché avremmo osservato il tempo sconfiggere il mondo attorno a noi, rallentare il passo dei nostri cari, morire i nostri amici d’infanzia che già erano vecchi quando li conoscemmo. E saremmo soli. Come Benjamin Button. Abbandonato dal padre per rancore e paura, accolto da una nuova madre per bisogno d’amare, Benjamin vive una favola, raccontata con i toni di Forrest Gump e le cadenze di Big Fish. Accolto con calore nell’ospizio dove lavora la madre adottiva, conosce sin da vecchio l’amore che lo seguirà per una vita: la piccola Daisy che lo nota e lo capisce al primo incontro. Accudito e accettato, trova il suo posto viaggiando per mari e scoprendo il mondo, il sesso e l’amore. Novello e fortunato Elephant Man, che tutti amano e che infine ritrova anche il padre giusto in tempo per ereditarne l’immensa fortuna. Ovviamente l’amore di una vita tornerà. E sarà favola, chiusa nelle 4 mura attorno ad un letto. Eppure, anche se fiaba è stata, anche se tutto è andato al suo posto, il tempo (quel tempo che nemmeno un racconto e un film possono cancellare) arriva a rovinare tutto.

La vita di Benjamin, narrata attraverso la voce della figlia che solo leggendo il suo diario alla madre morente ne scoprirà l’identità, è immersa in una patina, a volte fastidiosa, di nostalgia per i tempi passati, coadiuvata da tinte seppia e toni cadenzati. La figura di Daisy, che il regista e lo sceneggiatore provano a narrarci nella sua ineffabilità, risulta alla fine solo sfuggente e quasi antipatica. Personaggio inadatto ad una fiaba, dovrebbe ricordarci di una realtà dietro la finzione, riuscendo però soltanto a rovinarla. E l’entropia che dovrebbe fare da tema e colore degli eventi narrati, si mostra solo nel momento della morte, quando nulla c’è più da raccontare ed è troppo facile anticiparcene la paura. È così che Benjamin Button non raggiunge nè l’ingenuità di Forrest Gump, nè ci dà le emozioni di Big Fish. Solo un leggero stupore nel veder invecchiare ringiovanendo. Stupore che gli effetti speciali provano a rendere più vivo, ma col rischio di portarci verso una digitalizzazione da “videogames” talvolta evidente. Poco da salvare di questa pellicola, se non le domande che già il racconto di Francis Scott Fitzgerald aveva sollevato. La poesia si trasforma in capacità del mestierante in questo film fatto bene, ma senza anima. Troppe prospettive, storie ed emozioni dette senza dire niente. La Storia si fa quadro colorato e nient’altro. E gli individui, macchie appena accennate. Eppure, come ogni esperienza (anche le peggiori), ci lascia qualcosa di indicibile. Uno sguardo, pur se fugace e patinato, sull’abisso del divenire. Parmenide, che credeva fosse un’illusione, lasciava che vi credessero gli stolti. Nel divenire. Lui, che evidentemente non invecchiava e tantomeno ringiovaniva. Ora di lui non rimane niente. L’essere non può non essere. Eppure, tu che eri non sei più. Caro Parmenide di Elea. Parlarne o crederci, conta ben poco. E la vecchiaia sarà maledettamente auto-evidente. Come l’essere che non può non essere. Non sarà digitale. Nè verosimile. Non da Oscar. E allora, come dice amaramente Woody Allen in Mariti e mogli quando capisce che parlare non risolverà nulla, che procedere avanti con il film e qualsiasi discorso è una perdita di tempo: insomma, abbiamo finito?

Il curioso caso di Benjamin Button (Warner Home Video)
Regia: David Fincher
Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng, Taraji P. Henson, Lance E. Nichols, Elias Koteas, Faune A. Chambers, Donna DuPlantier, Jacob Tolano, Ed Metzger
Anno: 2008
Durata: 159 minuti
Audio: Italiano (5.1 Dolby Digital); Inglese (5.1 NF Dolby Digital e 2.0 Audio Descriptive Service)

Sottotitoli: Italiano, Greco, Arabo, Ebraico, Olandese, Svedese, Norvegese, Islandese, Finlandese, Danese. Non udenti: Italiano, Inglese
Formato video: 16x9 - 2.40:1
Contenuti Extra: Commento del regista David Fincher
Nell’edizione speciale 2 Dvd: Disco 1 – Film, commento del regista David Fincher. Disco 2 - La curiosa nascita di Benjamin Button; 14 approfondimenti dietro le scene; prefazione, sviluppo e pre-produzione; le tecnologie; produzione 1 e 2; costumi; performance capture; effetti visivi (Benjamin, ringiovanimento, Chelsea, simulazione del mondo); il sonoro; Alexandre Desplat e la nascita; 4 gallerie fotografiche: storyboard, art direction, costumi, produzione; galleria di trailer e Tv spot; copia digitale del film

www.warnerhomevideo.it

Foto: Warner Home Video

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