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Les trois Graces
Niki de Saint Phalle
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Niki de Saint Phalle

di Stefano Bianchi

«Sono condannata a rivelare tutto. È quello il mio compito. Ogni pensiero, ogni emozione che sento e che penso, sono resi visibili e diventano colore, trama, soggetto, forma». L’arte metamorfica di Niki de Saint Phalle (1930-2002) è protagonista della mostra romana che raccoglie più di 100 opere testimoni di sogni e incubi, tumulti e fascinazioni. Francese di Neuilly-sur-Seine, secondogenita d’una famiglia di banchieri, Catherine Marie-Agnès de Saint Phalle cresce a New York. È bellissima. Eppure c’è un velo di malinconia, in quello sguardo da modella che posa per Vogue, Harper’s Bazaar, Life Magazine. S’insinua, sottopelle, il male di vivere. Dal ‘52 è in Europa, affascinata dai musei e dalle visionarie architetture di Antoni Gaudì. L’anno successivo viene ricoverata in una clinica di Nizza per un grave esaurimento nervoso. L’arte, d’ora in poi, sarà la sua terapia. Nel ’61, dopo aver divorziato dal musicista americano Harry Mathews, entra in contatto a Parigi col Nouveau Réalisme. L’ideologo del movimento, Pierre Restany, la invita a unirsi al gruppo che fra gli altri comprende lo scultore cinetico Jean Tinguely, che lei sposerà nel ’71. Snodandosi nelle Stanze della Memoria divise in 4isoletematiche (Le origini, Nana Power, Il Giardino dei Tarocchi, Spiritual Path), l’esposizione segue l’“odissea” di Niki innescando giochi di spirito e materia, realtà e "mise-en-scene". Le origini non concedono vie di scampo, percorse come sono da quei febbrili tormenti che sfoceranno, tra fede e ateismo, nelle Cattedrali e negli Altari, come quello “degli innocenti” con teste e moncherini di bambole incrostati nel gesso quasi a replicare le “accumulazioni” di Arman. E si ritrae, la Saint Phalle, ipotizzandosi “collage” di ciottoli, chicchi di caffè e schegge di vasellame, per poi ritrarre con pezzi di giornale pressato una Marilyn sfatta e orrorifica.

Ma per esorcizzare i demoni bisogna agire alla maniera dei nouveaux réalistes. Niki, allora, all’inizio degli Anni '60 si mette a preparare “rilievi bersaglio” di gesso, vi appoggia sopra sacchetti o vasetti colmi di vernice, si allontana imbracciando un fucile calibro 22, prende la mira e spara facendo esplodere macchie di colore. I Tiri, sono “performancesliberatorie. Colpendo il bersaglio, facendolo “sanguinare”, si denunciano le violenze subite. E nello sparo più deflagrante, il bersaglio equivale alla figura paterna. Superata la depressione, via libera al Nana Power. Con Les Nanas, Niki de Saint Phalle s’inventa sculture fuori dall’ordinario. Ciccione Pop sull’orlo di una crisi di felicità strizzate in costumi da bagnoflower power”. Ci sono Gwendolyn, Big Lady, Mini Nana maison e Les trois Grâces. La più grande di tutte, Hon (Lei), la realizza nel ‘66 con Jean Tinguely e Per Olof Ultvedt per il Moderna Museet di Stoccolma. Sdraiata sulla schiena, lunga 28 metri, alta 6 e larga 9, “partorisce” i visitatori che entrano ed escono dal suo sesso. Nel ’79 (è la terza “isola” ad illustrarcelo) Niki individua un terreno nella tenuta toscana della famiglia Caracciolo. A Garavicchio, vicino a Capalbio, immagina un percorso che scandisca le 22 carte dei tarocchi, gli Arcani Maggiori. Dà vita al Giardino dei Tarocchi, disseminandolo di ciclopiche sculture ricoperte di smalti, mosaici, vetri. È il suo giardino dell’Eden, inventario di miti consci e inconsci, surreale intreccio di sogni e ancestrali paure. Sono i colori sgargianti, ad azzerare gli spettri del passato. L’arte iconoclasta delle origini, cede il passo alla consapevolezza del “percorsofantasioso. Niki, a questo punto, si sente pronta per lo Spiritual Path, il patto spirituale che la legherà al genio creativo di Jean Tinguely. Insieme, scandendo l’amore universale, concepiscono forme e figure che sprigionano vitalità e passione dei sensi. Sono idoli, serpenti, teste e totems baciati da titoli romantici: Could We Have Loved? (Avremmo potuto amare?), I Rather Like You a Lot You Fool (Mi piaci proprio, stupido che non sei altro), Jean in My Heart (Jean nel mio cuore)… E così, nella leggerezza d’un gioco che si trasforma in arte, è racchiusa la resurrezione della donna e dell’artista.
 
Niki de Saint Phalle
Fino al 17 gennaio, Fondazione Roma Museo, via del Corso 320, Roma
tel. 066786209
Catalogo Skira, € 39


www.fondazioneroma.it

www.nikidesaintphalle.it  

Foto: Jean in my Heart, 1992
Les trois Grâces, 1994
© Niki Charitable Art Foundation, All rights reserved
        
   


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