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Tassenfrau
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Produzione Bayrle

di Stefano Bianchi

Alla Staedelschule di Francoforte, seguono come oro colato i suoi insegnamenti. Fra i suoi allievi, ci sono nomi che hanno scalato le classifiche dell’arte contemporanea: Tobias Rehberger, Tomas Saraceno, Thomas Zipp, Sergej Jensen… Per tutti, Thomas Bayrle è “l’artista degli artisti”. Colui, cioè, che dal 1960 sperimenta a colpi di grafica, design, editoria, attivismo politico. Classe ‘37, berlinese, figura seminale accanto a Sigmar Polke e Gerhard Richter, Bayrle è considerato il pioniere della Pop Art tedesca. Vissuta, però, in maniera ideologicamente diversa da quella “classica”, europea o americana che sia. Nelle opere e nell’allestimentopsichedelico” di Produzione Bayrle, c’è sì l’iconografia del consumismo di massa basata su prodotti colorati e desiderabili; ma a cambiare è il linguaggio visivo, politicamente e socialmente indagatorio, che si espande nello spazio e attraverso i motivi grafico/architettonici. Così, prodotti d’uso comune vengono trasformati in icone mettendo in discussione il modo in cui queste ultime sono state create.

Nei lavori esposti a Milano, lo sguardo viene depistato e talvolta illuso. Ma affascinato, sempre e comunque. Lo dimostrano i ritratti degli Anni ‘60 “coperti” dai paradossi consumistici, come la Kuhfrau (donna-mucca) invasa dal logo del formaggino francese La vache qui rit e la Tassenfrau (donna-tazza) “popolata” da 1857 tazzine; le esplicite, quasi pubblicitarie serigrafie della serie Feuer im Weizen (’70) che puntano il dito sulla mercificazione sessuale da catena di montaggio; i paesaggi urbani monotoni e ordinatissimi (Stadt am Meer del ’77; Stadt am Wald dell’82) che ripetono e stardardizzano all’infinito architetture e moduli abitativi. Dentro questi microcosmi che esasperano la serialità e la produzione industriale, vi è traccia dell’apprendistato che Thomas Bayrle effettuò in una fabbrica tessile fra il ’57 e il ’58, convinto che quei macchinari sfornassero prodotti disponibili giorno e notte. E l’unicità della sua arte Pop, trova la migliore “messa in scena” possibile nell’allestimento di carte da parati che ricopre ogni spazio di Cardi Black Box replicando l’evento del ’68 alla Galleria Apollinaire di Milano. Inclusi gli impermeabili da donna serigrafati con le famose “texture”, coloratissimi, da vendere in “limited edition” firmata e numerata, nonché in un’edizione speciale accessibile a tutti. Perfetto esempio, riadattato in chiave contemporanea, della “produzione sartoriale made in Bayrle”.
 
Produzione Bayrle
Fino al 23 dicembre, Cardi Black Box, corso di Porta Nuova 38, Milano
tel. 0245478189


www.cardiblackbox.com

CoolMag Tube:
http://www.youtube.com/coolmagtube?gl=IT&hl=it#p/a/u/0/MqmxJxwpKTE

Foto: Produzione Bayrle Coats, 1967-68, installation view from Produzione Bayrle, Galleria Apollinaire, Milano, 1968, public relation/photo: Christian Roeder
Tassenfrau (Milchkaffee), 1967, private collection
Stadt, 1976, courtesy Thomas Bayrle, Cardi Black Box and Galerie Barbara Weiss, Berlin

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