Coolmag - art

Second Story Sunlight
Morning Sun
Apartment Houses
home - art




Edward Hopper

di Stefano Bianchi

Silenzi. Solitudini. Con o senza umanità. L’interno di una squallida stanza da motel, con una donna seduta sopra un letto sfatto che fissa il vuoto al di là della finestra. E noi, attraverso quel vetro, distinguiamo il dettaglio d’una fabbrica. Case e cose dell’altra America. Tetti spioventi inondati di sole, strade afose e desolate, “diners” nel cuore della notte e dell’incomunicabilità, granai e abitazioni lontane, albe in Pennsylvania, tramonti a Cape Cod. Edward Hopper (1882-1976) dipinge il vuoto esistenziale, l’attesa, la sospensione. «Se potessi esprimerlo con le parole, non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo», è la massima più efficace del pittore nato a Nyach, sulle rive del fiume Hudson: 1 metro e 90 d’uomo schivo e riservato, abitudinario nello scandire la monotonìa d’una vita fra New York, Massachussets e Maine. Con la moglie Josephine Nivison, detta Jo, sempre accanto. L'unica modella dei suoi quadri. Al “pittore della solitudine” che nei primi Anni ’50 contrappose allo sgocciolante Espressionismo Astratto l’efficaciafotografica” della sua arte figurativa, Milano dedica un’antologica senza precedenti in Italia. Più di 160 opere, fra cui celeberrimi capolavori come Summer Interior (1909), Pennsylvania Coal Town (’47) e l’erotizzante Girlie Show (’41), scandiscono la carriera dell’ex illustratore pubblicitario che ha ispirato (attraverso luce, dettagli, “inquadrature”) i “gialli” del cinema statunitense: primo fra tutti Psycho di Alfred Hitchcock, con la “riproduzione” della dimora vittoriana di House By The Railroad (’25).

Dettagliatissimo il percorso espositivo, che parte dagli Autoritratti (pensosi, accigliati) per poi concentrarsi su Formazione e prime opere. Hopper illustratore (periodo accademico); Hopper a Parigi (dipinti sublimi, luminosi, come Le Pavillon de Flore e Le Bistro, del 1909); La definizione dell’immagine: Hopper incisore (coi capolavori Night Shadows ed Evening Wind del ’21); L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela (con uno dei suoi taccuini, l’Artist Ledger Book III che riempiva insieme alla moglie); L’erotismo di Hopper (con le più significative immagini di donne in contemplazione); L’essenza dell’artista. Tempo, luogo e memoria (fra realismo, bellezza, taglio cinematografico: vedi Cape Cod Sunset del ’34 e A Woman In The Sun del ’61). Scrive il critico d'arte Mark Stand: “Nei quadri di Hopper ad accadere sono le cose che hanno a che fare con l’attesa. Le persone di Hopper paiono non avere occupazioni di sorta. Sono come personaggi abbandonati dai loro copioni che ora, intrappolati nello spazio della propria attesa, devono farsi compagnia da sé, senza una chiara destinazione, senza futuro”. Personaggi che ciascuno di noi può “vivere” e “interpretare”, entrando fisicamente nell’installazione Friday, 29th of August 1952, 6 a.m., New York che il video artista viennese Gustav Deutsch ha allestito negli spazi di Palazzo Reale traendo spunto dall’opera Morning Sun (’52).

Edward Hopper
Fino al 31 gennaio 2010, Palazzo Reale, piazza del Duomo 12, Milano
tel. 199202202/0445230304


Dal 16 febbraio al 13 giugno 2010: Museo della Fondazione Roma, via del Corso 320, Roma

Catalogo Skira, € 59

www.edwardhopper.it

CoolMag Tube:
http://www.youtube.com/coolmagtube?gl=IT&hl=it#p/a/u/2/vfQ9up-NfDs  

Foto: Second Story Sunlight, 1960, © Whitney Museum of American Art, New York, © Steven Sloman
Morning Sun, 1952, © Columbus Museum of Art, Ohio
Apartment Houses, East River, 1930 circa, © Whitney Museum of American Art, New York, © Heirs of Josephine N. Hopper, © Robert M. Mates  

stampa

coolmag