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Boy with Frog
Untitled by Maurizio Cattelan
Lonesome Cowboy by Murakami
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Punta della Dogana, Venezia

di Stefano Bianchi

2.500 pezzi che sfiorano il miliardo d’Euro di valore. Al 100% arte contemporanea fra quadri, video installazioni e sculture. Quell’arte, cioè, «che mette continuamente in crisi le nostre certezze». A dichiararlo è François Pinault: collezionista che ama le sfide, porsi faccia a faccia con le avanguardie, battezzare gli emergenti e condividere col pubblico la sua passione. Anziché esporre una minima parte del suo tesoro a Parigi, Berlino, Londra o New York, il mecenate e imprenditore francese ha scelto Venezia, città che fonde antico e ultramoderno, nostalgia e progettualità estrema. Dopo avere acquisito nel 2005 dalla Fiat il prestigioso Palazzo Grassi e aver messo in scena le collettive Where Are We Going, Post-Pop e Sequence 1, Pinault ha privilegiato quello che considera «il vero simbolo della Serenissima»: l’antico edificio triangolare di Punta della Dogana (già Dogana da Mar), spartiacque fra il Canal Grande e il Canale della Giudecca. L’ha ottenuto in gestione dal Comune, in cambio d’una ristrutturazione da 20 milioni di Euro. 14 mesi di restauro, mobilitando una media di 120 operai per 300.000 ore di lavoro, hanno restituito al mondo la magia di questa emblematicalocation” che l’architetto giapponese Tadao Ando (già autore del “restyling” di Palazzo Grassi) ha restaurato all’esterno e ridisegnato all’interno riportando alla luce le pareti in mattoni e le 130 capriate con l’ambizioso risultato di ridare all’edificio l’originaria potenza marinara. Nello spazio, immenso, avvolto in un grigio che «assorbe» la luce che filtra dalle vetrate, Tadao Ando ha inserito l’unico elemento destabilizzante: una “scatola di calcestruzzo”, tutt’altro che invasiva, che riunisce idealmente passato, presente, futuro.

L’arte contemporanea, dunque, riparte da Punta della Dogana. Con un adolescente nudo, “en plein air”, rivolto verso il bacino di San Marco, che stringe in pugno un ranocchio come fosse un trofeo. È il marmoreo Boy with Frog scolpito dall’americano Charles Ray, che introduce quello che si vedrà “dentro”, nell'esposizione Mapping the Studio: Artists from the François Pinault Collection distribuita anche negli spazi di Palazzo Grassi, in Campo San Samuele. Il titolo, preso in prestito da un’opera del concettuale Bruce Nauman, allude al processo creativo di ogni artista che parte dall’intimità del suo “atelier”, ricerca e crea l’opera per poi divulgarla al pubblico. È un’arte spesso dura, estrema, disturbante, quella collezionata da François Pinault. Ma fascinosa. Lassù, conficcato nel muro, c’è il cavallo impagliato di Maurizio Cattelan. E a terra, allineate, le 9 sculture in marmo di Carrara che l’artista padovano ha intitolato All. Lenzuola, sudari: che coprono poveri corpi martoriati dalla guerra. 2 sale, ospitano il guizzante astrattismo di Cy Twombly e il “dark” di Sigmar Polke. Rovesci della medaglia: i pupazzi di stoffa Rat and Bear griffati Fischli & Weiss e le nippo-sculture My Lonesome Cowboy e Hiropon, di Takashi Murakami, che sono un prorompente inno alla fertilità. In questi spazi, dove perfino un tendaggio di perline di plastica è arte (Blood di Felix Gonzalez-Torres), si delineano scenari contrastanti: una sfilata di fluorescenti minareti (Kandors Full Set di Mike Kelley) preannuncia i plastici di Fucking Hell (Jake & Dinos Chapman), con un’apocalisse di mini-nazisti che commettono crimini efferati citando Hieronymus Bosch. Tutto, a Punta della Dogana, risponde a una logica contemporanea: i monocromi argentati dell’altoatesino Rudolf Stingel, i teschi d’acciaio e plastica di Matthew Day Jackson, gli autoscatti metamorfici di Cindy Sherman. Perfino Jeff Koons, che nell'immacolato Bourgeois Bust bacia Cicciolina, si trasforma da poppettaro a neoclassico. Basta che un raggio di sole entri dalla finestra. Potenza di François Pinault. E della sua collezione da sogno.

Mapping the Studio
Artists from the François Pinault Collection
Punta della Dogana, Dorsoduro 2, Venezia
tel. 199139139
Catalogo Electa, € 60   


www.palazzograssi.it

Foto: Charles Ray, Boy with Frog, 2009
Maurizio Cattelan, Untitled, 2007
Takashi Murakami, My Lonesome Cowboy, 1998
© Eleonora Tarantino 2009
 

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