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Sintetico Italiano

di Stefano Bianchi

Di nanetti in gesso, da tempo immemore, son pieni i giardini del mondo. È la realtà dei fatti, profetizzata da Gillo Dorfles in uno dei suoi testi più corrosivi: Il kitsch. Antologia del cattivo gusto. Fenomeno subdolo, il kitsch. Che non solo ha avuto la forza d’insinuarsi nella società dei consumi, ma è diventato arte: del brutto, ma bello; del coatto, eppure elegante. Quei nanetti da giardino, ad esempio, Philippe Starck li ha trasformati in design da salotto. Per non dire di certi ninnolioversize” inventati da Jeff Koons, dei fotoritratticamp” di Pierre et Gilles, degli scatti "surreal-trash" di David LaChapelle. Il kitsch, anche se non passa da Sotheby’s, ci attrae. Sadicamente: nelle bancarelle piene zeppe di gondole veneziane che s’illuminano a intermittenza, di statuine che cambiano colore a seconda del tempo che fa e via discorrendo, di cattivo gusto in cattivo gusto. Come quando, da bambini, avremmo voluto che papà ci regalasse quel cestino coi 2 cagnolini di peluche da appoggiare al lunotto posteriore della macchina e caspita… come ondeggiavano le loro testoline!

Stefano Cerio, il kitsch, lo fotografa benissimo. Kitsch che intriga, ipnotizza, irretisce. Catturato “en plein air” dall'obiettivo in un pellegrinaggio di statuine e baite, centri commerciali e guglie neogotiche. Nella personale Sintetico Italiano, il ninnolo da turismo di massa diviene arte. Idem, per quei “santuaridel saldo che arpionano le autostrade. Nel 2004, Cerio iniziò ad approcciare il kitsch con Machine Man, serie di bellissime foto scattate a robots di latta. Da qui, lo studio sul cattivo gusto si è evoluto/sublimato in Sintetico Urbano, Souvenirs e Apparizioni: 3 passaggi (“fil rouge” del kitsch) che ritroviamo in questa mostra. Certi itinerari del Sud Italia, cioè, riservano sorprese che solo un fotografo esperto può cogliere: le tombe per cani e gatti, ad esempio, con quel tripudiopop” di fiori di plastica. Gli “outletslaccati, in un'hollywoodiana fusione di Gardaland e Walt Disney. Certe chiese, per nulla mistiche, appariscenti come certa paccottiglia di Las Vegas e Graceland. Il souvenir (simbolo del cattivo gustoprêt-à-porter”: che si tratti del Duomo di Milano o del David di Michelangelo in scala ridotta), Stefano Cerio lo elimina dal comò e dalle mensole per destinarlo – in una gamma raffinata di grigi – all’eternità. E da una (pessima) riproduzione, nasce un soggetto degno d’essere ammirato quanto l'originale. E infine venerato, come le statue di madonne e sante che l’artista trasforma in “apparizioni” su paesaggi colti all’imbrunire, in un sapiente dosaggio di luci e ombre. Feticci da rosario. Poiché il sacro, spesso e volentieri, è kitsch. E viceversa.
      
Stefano Cerio
Sintetico Italiano
Fino al 27 agosto, Certosa di San Giacomo, Capri (NA)
tel. 08119575958
Catalogo Silvana Editoriale, € 20
 
 
Stefano Cerio
Série Apparitions
Fino al 13 marzo, Galerie Italienne, rue de Seine 46, Parigi
tel. 0033-1-49290774
 

Foto: Apparizione, 2009
Il riposo di Snoopy, 2007
Il Salvatore, 2008

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