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Robert Mapplethorpe Self Portrait
Mapplethorpe ritratto Patti Smith
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Mapplethorpe: La perfezione nella forma

di Redazione

«Il lavoro sulle immagini pornografiche? È un campo che in realtà non ha affrontato nessuno. Sessualità esplicita, vista attraverso l'occhio dell'arte». Parola di Robert Mapplethorpe (1946-1989), forse il più grande fotografo dell’ultimo mezzo secolo. In mostra a Firenze, 93 suoi scatti di grande impatto e raffinatezza; senza quella morbosità che ha caratterizzato gran parte della sua carriera. Omosessuale dalle abitudini estreme, Mapplethorpe s’è bruciato la vita. Nall’autoritratto-testamento, ha in mano un bastone che termina con un teschio. Il suo volto, su fondo nero, è fuori fuoco. Mai tecnica fotografica fu più appropriata per raccontarci un addio d’autore. Il suo percorso inizia fotografandosi con una Polaroid. Poi, ritraendo amici e amanti vari compresa Patti Smith, la sua metà artistica immortalata sulla copertina dell’album Horses. Mapplethorpe ama il suo corpo e quello dei suoi amanti di colore. Nello studio newyorkese, in Bond Street, chiama attori gay di riviste porno: il risultato, su carta fotografica, è strepitoso e ben lontano dall’ostentata volgarità delle rivisteunderground”. Fa visita alla sua prima gallerista con un mucchio di polaroid. Ma non basta: la mette a nudo sul divano e la fotografa. Da quel momento, dinnanzi al suo obiettivo non transitano solo peni legati ma Andy Warhol, Richard Gere, Peter Gabriel, Grace Jones, Deborah Harry. Foto che cancellano qualsiasi censura, sdoganando il nudo estremo sulle pareti dei benpensanti dell’Upper East Side. E poi fiori in serie, che riportano all’allusione più semplice e immediata: pistilli che somigliano ad organi sessuali.

Qualunque cosa scatti, è come se stringesse in mano uno scalpello; e la luce che riesce a ricreare, rende qualsiasi superficie (pelle o petali di calla) materica, calda, quasi tridimensionale. «Cerco la perfezione nella forma. Un soggetto, piuttosto che un altro, non fa differenza. Catturo ciò che mi appare scultoreo». Amava a tal punto Michelangelo da dichiarare: «Se fossi nato 200 anni fa, avrei potuto fare lo scultore. Ma la fotografia è un modo più veloce per fare scultura». Articolata in 5 sezioni (Mapplethorpe e il Rinascimento, La geometria della forma, Il frammento come forma, La forma si sdoppia, La forma scultorea) l’antologica propone foto ricercatissime dai collezionisti e quotatissime nelle gallerie di mezzo mondo. Questo maestro della luce, coi suoi scatti immortali, ha narrato gli Anni ’80 fino alla fine insieme a un'altra testimone di quel decennio, Nan Goldin, sopravvissuta dopo esserne stata protagonista con autoscatti a base d’eroina e acidi. Chissà cosa racconterebbero, se fossero vivi, Warhol, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e John Lennon. Me lo chiedo pensando anche a Robert Mapplethorpe. La risposta, forse, è racchiusa nei versi di una canzone degli Everything but the Girl: “…and I miss you, like the deserts miss the rain”.

Robert Mapplethorpe
La perfezione nella forma
Fino al 27 settembre, Galleria dell’Accademia, via Ricasoli 58-60, Firenze
tel. 0552388612
Catalogo teNeues Publishing Group, € 35


www.unannoadarte.it/Mapplethorpe/

www.mapplethorpe.org

Foto: Self-portrait, 1988
Patti Smith, 1975
Ajitto, 1981
All works © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by Permission





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